CONTRO LA REMIGRAZIONE E GLI SCIACALLI DI PROFESSIONE: FUORI I FASCISTI DALLE CITTÀ

Quella di sabato 23 maggio per noi è stata una lunga giornata di antifascismo militante.

Al mattino abbiamo monitorato il banchetto della Lega Carpi in cui per l’occasione si raccoglievano le firme per la proposta di legge di iniziativa fascio-nazional-popolare sulla Remigrazione.

Nata dai gruppi neofascisti CasaPound, Rete dei Patrioti, Veneto Fronte Skinheads e Brescia ai Bresciani riuniti nel Comitato Remigrazione e Riconquista, oggi questa proposta vede la saldatura tra neofascisti e forze di governo. La Lega di Salvini e Futuro Nazionale di Vannacci si contendono l’egemonia su questo campo a fini elettorali.

Tra i punti del programma non c’è solo l’espulsione degli “irregolari” (fatto che ovviamente non condividiamo) ma, a differenza di quanto omesso dal consigliere Bonzanini, anche il cosiddetto “Patto di Remigrazione Volontaria”, un incentivo economico per il rientro nel Paese d’origine a fronte della rinuncia definitiva e irrevocabile a ogni diritto di soggiorno e cittadinanza in Italia.

Pensiamo che sulle finalità ultime di questa proposta lascino poco spazio a equivoci le sparate a zero di Salvini sulle seconde generazioni (bimb*, ragazz*, uomini e donne nate e/o cresciute in Italia, che qui studiano e lavorano) all’indomani della tragedia di Modena.

In pratica, il sogno più intimo dei fascisti del terzo millennio è quello di segregare e deportare in massa migranti e richiedenti asilo, seconde generazioni e aventi cittadinanza.

L’idea che sottende questa proposta di legge è quella di uno Stato-nazione omogeneo dal punto di vista etnico, basato sulla purezza e sulla superiorità della “razza”: il Terzo Reich di Hitler e l’entità genocida sionista elevati a modello.

Sabato mattina è bastata la nostra presenza affinché 4 poliziotti, 2 carabinieri e 6 digos si precipitassero a circondare il banchetto di raccolta firme.

Avranno raccolto un centinaio di firme ma tant* passanti, parlando e solidarizzando con noi, hanno espresso la propria indignazione nel vedere uno schieramento di forze dell’ordine del genere a difesa di 10 fascioleghisti, tra l’altro in parte provenienti da fuori città.

A chi ci accusa di antidemocraticità rispondiamo che non siamo e non saremo mai dispost* a rimanere indifferenti di fronte a simili manifestazioni d’odio razziale e xenofobo, a essere tolleranti con gli intolleranti, a lasciarli agire indisturbati.

Ogni volta che si paleseranno saremo lì dove bisogna stare, a esprimere il nostro dissenso con genuinità orgogliosamente antifascista.

Al pomeriggio eravamo a Modena al corteo antifascista che si è opposto al becero sciacallaggio di Fratelli d’Italia, Futuro Nazionale e degli identitari di Aretè sulla tragedia di sabato 16 maggio.

Un fatto che non c’entra niente con l’immigrazione e che, dal nostro punto di vista, tanto ha a che fare con il disagio mentale, l’abbandono, la marginalizzazione e la solitudine prodotte da questo sistema capitalista che diventa sempre più brutale, feroce, spietato e mortifero.

Dicendo ciò, vogliamo essere chiar*, non stiamo in alcun modo giustificando le azioni di Salim El Koudri e anzi esprimiamo tutta la nostra vicinanza alle persone ferite, a chi da un giorno all’altro ha visto la propria vita rovinata, ai loro cari. Così come esprimiamo solidarietà all’avvocato Fausto Gianelli, esposto alla gogna mediatica per aver assunto la difesa di Salim El Koudri su incarico della famiglia, una famiglia distrutta che non giustifica Salim ma vuole capire cosa sia scattato nella sua mente e perché abbia compiuto quelle azioni.

Noi continuiamo a interrogarci sulle radici profonde di quel gesto. Sui legami e sulle relazioni che si instaurano tra persone in un mondo in cui l’individualismo la fa da padrone. Fatichiamo a trovare risposte.

I fascisti no. I fascisti sciacallano e assolvono al loro ruolo storico: alimentare la guerra tra poveri, orientare la legittima rabbia delle classi popolari non verso l’alto – verso chi ci impoverisce e precarizza il nostro lavoro e le nostre vite aumentando le spese militari a discapito delle spese sociali – ma verso il basso, fomentando razzismo e xenofobia.

Il corteo di sabato, costruito tra mille difficoltà da compagn* generos*, non ha solo rifiutato categoricamente la presenza di questi sciacalli di professione, ma ha orientato dolore e rabbia in direzione diametralmente opposta.

Partito dal Parco 22 Aprile e attraversando Viale Gramsci, ha fatto emergere il punto di vista di chi vive sulla propria pelle le conseguenze nefaste di politiche guerrafondaie, discriminatorie e inique. Ha respinto con fermezza l’idea che la militarizzazione dei quartieri e delle città possa essere una soluzione a questioni sociali. Ha rivendicato per tutt* il diritto a una casa, un lavoro sicuro, un reddito che consenta di vivere dignitosamente, l’accesso a servizi pubblici di qualità.

Bloccato lungo i viali a 300 metri dalla manifestazione fascista da uno spiegamento ingente di forze dell’ordine, ha fatto ritorno nel quartiere popolare Sacca per ribadire quanto sia oggi urgente sbarazzarci una volta per tutte di guerra, repressione e povertà.

Continuiamo a ribellarci al loro mondo.

Continuiamo a essere Resistenza.

Per remigrare questi sciacalli nelle fogne della storia in cui meritano di stare.

Per rivendicare libertà di movimento per tutt*, affinché chiunque possa cercare migliori condizioni di vita dove meglio crede.

Per fermare l’escalation bellica mondiale e redistribuire la ricchezza accumulata da pochi ricchi e potenti.

Per conquistare una vita bella, piena, degna di essere vissuta per tutt*, nessun* esclus*.

Con gioiosa determinazione, Carpi Antifascista è e sarà sempre ovunque si alzi la testa contro ogni fascismo!

RIBELLARSI AL LORO MONDO, ESSERE RESISTENZA

Un anno fa scendevamo in piazza il 25 Aprile contro guerra e riarmo, contro la repressione e contro i rigurgiti dell’estrema destra neofascista.

Ci opponevamo al piano ReArm Europe con cui l’Unione Europea si accingeva a destinare 800 miliardi di euro per il riarmo e ai nuovi diktat della NATO che impongono l’aumento delle spese militari fino al 5% del PIL.

Ravvisavamo già il rischio concreto di imminenti nuove guerre.

A un anno di distanza l’escalation bellica mondiale è sotto gli occhi di tutti.

A Gaza si continua a morire sotto le bombe sioniste e la fame continua a essere usata come arma, in Cisgiordania si intensificano i raid dell’IDF, le violenze dei coloni e l’annessione criminale delle terre palestinesi.

Il “Board of Peace” di Trump pretende di imporre la resa alla Resistenza palestinese, ridurre Gaza a terra di conquista per affaristi e speculatori, continuare a negare al popolo palestinese il diritto all’autodeterminazione.

Lo ribadiamo: non c’è pace sotto occupazione.

Nel frattempo, si sono aperti ulteriori fronti di guerra.

A inizio gennaio l’aggressione imperialista degli USA al Venezuela, un colpo di stato volto a cancellare l’esperienza della Rivoluzione Bolivariana e a impossessarsi delle risorse petrolifere del paese latino-americano.

A marzo la guerra in Iran, l’ennesima guerra imperialista di USA e Israele per ampliare la propria area di influenza in Asia Occidentale, per l’accaparramento e la rapina di risorse energetiche, il controllo dello Stretto di Hormuz e del commercio marittimo globale di petrolio.

Nonostante il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran coinvolga anche il Libano, a inizio aprile l’entità genocida sionista ha sferrato il più grande attacco coordinato contro il Paese dal 1982 colpendo più di 150 siti, tra cui aree densamente popolate, in appena 10 minuti, continuando a seminare impunemente morte e distruzione nella regione.

Sempre un anno fa qui in piazza denunciavamo come con il DDL Sicurezza il governo Meloni imprimesse un’ulteriore torsione autoritaria in questo Paese reprimendo il diritto al dissenso e garantendo maggiore impunità alle forze dell’ordine.

Evidentemente non bastava l’ex DDL 1660 perché nel frattempo il governo ha introdotto nuove norme per limitare il diritto di manifestare e colpire i protagonisti delle grandi mobilitazioni degli ultimi mesi: multe fino a 10 mila euro per manifestazioni non preavvisate, fermo preventivo fino a 12 ore dei manifestanti, definizione di zone rosse, l’introduzione di uno scudo penale per gli agenti di polizia in un contesto di uso smodato di manganelli, idranti e lacrimogeni.

A tal proposito, ricordiamo il caso di Lince, che non potrà mai più vedere da un occhio dopo essere stata colpita da un lacrimogeno sparato ad altezza persona la sera del 2 ottobre a Bologna. Ricordiamo il caso di una compagna di Carpi che da tempo vive a Bologna e che lì, alla manifestazione contro la partita del Maccabi Tel Aviv, è stata colpita da una manganellata in pieno volto perdendo un dente e fratturandosi la mandibola.

Aumenta poi vertiginosamente la recrudescenza delle misure repressive e punitive nei confronti dell’intero movimento per la liberazione della Palestina. Anan Yaeesh, Mohammed Hannoun, Ahmad Salem e altri palestinesi sono tuttora incarcerati in Italia e centinaia di compagni e compagne sono colpite da denunce penali dal sapore della vendetta di Stato per le mobilitazioni che a settembre e ottobre hanno paralizzato il Paese a suon di blocchi e scioperi.

Al contempo, se a livello nazionale viene sferrato un attacco frontale agli spazi sociali come il Leoncavallo a Milano, Askatasuna a Torino, il Lab AQ16 a Reggio Emilia, a livello internazionale si tenta di cancellare la Rivoluzione femminista ed ecologista del Rojava e una Rivoluzione longeva come quella cubana che sceglie di esportare medici e non bombe. Il messaggio è chiaro: il potere non tollera e non tollererà mai alcun modello di società alternativo a questo sistema mortifero.

È dunque in questo contesto che l’antifascismo diventa un reato e gli antifascisti diventano criminali, terroristi e nemici dello Stato.

Non possiamo non ricordare il Processo di Budapest: 17 antifascist* imputat* per aver contestato nel febbraio 2023 le parate neonaziste in occasione delle “Giornate dell’onore”, durante le quali ogni anno la feccia neofascista si raduna nella capitale ungherese da tutta Europa.

Fin da allora a livello europeo si è scatenata una vera e propria caccia agli antifascisti. A pagare il prezzo più alto oggi è Maja, compagna tedesca che a fine giugno 2024 è stata deportata illegalmente in una prigione di Budapest e che da quasi 2 anni è detenuta in isolamento e in condizioni disumane. Pretendiamo che Maja venga immediatamente liberata e riportata in Germania.

È così che in Italia, sull’onda delle misure previste dal dipartimento di stato USA che ha designato come organizzazioni terroristiche diversi gruppi antifascisti statunitensi ed europei, la Lega ha recentemente manifestato l’intento di depositare alla Camera una proposta di legge che criminalizza i movimenti antifascisti e anarchici con pene fino a 15 anni di carcere.

La criminalizzazione dell’antifascismo avviene in una fase storica in cui i neofascisti bussano alle cancellerie e ai governi di mezza Europa.

Assistiamo alla saldatura tra neofascisti e forze di governo in particolare sul tema della remigrazione, ovvero sulla segregazione e deportazione di massa di migranti e richiedenti asilo ma anche seconde generazioni e aventi cittadinanza.

La proposta razzista e suprematista dei vari Salvini, Vannacci e dei gruppi neofascisti trova agibilità in un’Unione Europea che, con il nuovo patto su migrazione e asilo, prevede l’aumento anche per i minori della detenzione amministrativa nei CPR, la legalizzazione dei CPR extra UE come quelli albanesi, la deportazione di intere famiglie verso paesi terzi senza alcuna garanzia in termini di diritti, la possibilità di veri e propri rastrellamenti in stile ICE in luoghi pubblici.

Se da un lato arriviamo da un anno segnato dall’escalation bellica mondiale, dall’aumento della repressione, dall’avanzata di ideologie razziste, suprematiste e patriarcali, dall’altro il livello di mobilitazione nelle piazze di tutto il Paese è stato altissimo.

A fine agosto la partenza delle imbarcazioni della Global Sumud Flotilla cariche di aiuti umanitari, con l’obiettivo dichiarato di rompere il criminale blocco navale e l’assedio a Gaza, ha incendiato milioni di coscienze.

In autunno è esploso un movimento di massa contro il genocidio e per la liberazione della Palestina dal fiume fino al mare.

In pochi giorni, a inizio ottobre, abbiamo visto più di 700 persone a Carpi, più di 20 mila persone a Modena in una giornata di sciopero generale a cui hanno aderito più di 2 milioni di persone, abbiamo visto 1 milione di persone a Roma per la manifestazione nazionale lanciata dalle realtà palestinesi.

Un livello di mobilitazione che molti di noi, nati tra gli anni ’90 e gli anni 2000, non avevano mai visto e sperimentato prima.

Piazze e strade stracolme come non le si vedeva almeno dal periodo del movimento No Global.

Per settimane con il movimento contro il genocidio e per la liberazione della Palestina abbiamo inondato e paralizzato le piazze, le strade, i porti, gli aeroporti e le stazioni del Paese a suon di scioperi generali e manifestazioni oceaniche.

Puntando il dito contro governo, istituzioni e aziende italiane complici dell’entità genocida sionista, esercitando pressione dal basso per la rottura di tutti i rapporti militari, diplomatici, economici e accademici con il sionismo.

La Palestina ci ha insegnato a mobilitarci per noi e per tutt*.

Perché lo specchio del genocidio a Gaza e della pulizia etnica in Cisgiordania è rappresentato dall’economia di guerra qui e ora, dal riarmo UE e NATO e da politiche che aumentano le spese militari tagliando le risorse per scuola, sanità e servizi pubblici.

Con l’inizio del nuovo anno, quando la spinta delle piazze sembrava ormai essersi esaurita e la repressione picchiava duro, sono arrivate altre schegge di speranza, a dimostrazione che qualcosa nei mesi del “BLOCCHIAMO TUTTO” si era radicato nelle coscienze di tanti e tante: 50 mila persone a Torino a difesa di Askatasuna e degli spazi sociali, 14 milioni di voti per il NO al referendum a respingere il tentativo del governo di accentrare ulteriore potere, 300 mila persone a Roma per la manifestazione No kings, contro i re e le loro guerre.

Diteci voi, può esserci un rifiuto più chiaro, più netto, di tutto lo schifo del loro mondo?

Questo 25 Aprile ci troviamo quindi di fronte alla solita domanda di sempre: che fare ora?

Come antifasciste e antifascisti pensiamo che sia oggi più urgente che mai continuare a lottare contro questo sistema capitalista che diventa di giorno in giorno più brutale e feroce, spietato e mortifero, incompatibile con la dignità, i diritti e la vita.

Dobbiamo ribellarci al loro mondo.

Dobbiamo essere Resistenza.

Solo con la lotta al fianco di chiunque alzi la testa per rivendicare il diritto a una casa, un lavoro sicuro, un reddito che consenta di vivere dignitosamente, l’accesso a servizi pubblici di qualità, un modello di sviluppo rispettoso dell’ambiente e dei territori potremo, come antifasciste e antifascisti, costruire dal basso quella legittimità oggi negataci dall’alto, da governi fascisti che ci etichettano come criminali e terroristi.

Solo con la lotta potremo cambiare i rapporti di forza nella società e rispedire al mittente queste politiche guerrafondaie, repressive, discriminatorie e inique, volte solo a garantire interessi e profitti di pochi ricchi e potenti.

Solo con la lotta potremo riprendere in mano le nostre vite, riprenderci tutto.

Solo con la lotta potremo conquistare un mondo nuovo fatto di giustizia sociale e ambientale, autodeterminazione dei popoli, mutualismo e solidarietà internazionalista, che è poi proprio quel mondo per il quale i Partigiani e le Partigiane hanno sacrificato tutto.

Viva il 25 Aprile!

Viva la Resistenza!

Antifascist* sempre!

CORTEO 25 APRILE // ContronarrAzioni antifasciste per una nuova Resistenza

Ore 15, Parco della Resistenza -Carpi-
Concerti itineranti!
Quest’anno abbiamo deciso di soddisfare una necessità che a Carpi si avverte da anni.
Diverse realtà diffuse sul territorio e individualità che hanno l’antifascismo nel loro DNA e lo declinano in modi differenti scenderanno in strada, non solo per celebrare il 25 Aprile, ma anche per attualizzarlo riportandolo al proprio ruolo, da semplice commemorazione o vuota ricorrenza a momento di lotta condivisa e intersezionale.
Una giornata che possa ospitare le istanze e le pratiche di chi vive l’antifascismo quotidianamente.
𝗖𝗼𝗻𝘁𝗿𝗼 𝗿𝗲𝘃𝗶𝘀𝗶𝗼𝗻𝗶𝘀𝗺𝗼 𝘀𝘁𝗼𝗿𝗶𝗰𝗼 𝗲 𝗺𝗲𝗺𝗼𝗿𝗶𝗮 𝗰𝗼𝗻𝗱𝗶𝘃𝗶𝘀𝗮, 𝗣𝗔𝗥𝗧𝗜𝗚𝗜𝗔𝗡* 𝗦𝗘𝗠𝗣𝗥𝗘
Sono anni ormai che la politica istituzionale tutta non perde occasione per promuovere una pacificazione mai avvenuta, funzionale esclusivamente alla legittimazione e al radicamento culturale dell’estrema destra.
Lentamente ed inesorabilmente si tenta di modificare la storia equiparando fascisti e antifascisti, tra una giornata del ricordo e un parco intitolato a Norma Cossetto.
Sappiamo bene che il fascismo non è finito nel ’45 ma si è annidato nei centri nevralgici dello stato, auto-assolvendosi per la sua storia macchiata di sangue fatta di colonialismo e stragi, di cui troviamo traccia quotidianamente in uno stato autoritario e repressivo.
𝗖𝗼𝗻𝘁𝗿𝗼 𝗹𝗮 𝗿𝗲𝗽𝗿𝗲𝘀𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗹𝗼𝘁𝘁𝗮 𝗔𝗻𝘁𝗶𝗳𝗮𝘀𝗰𝗶𝘀𝘁𝗮 𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗹𝗼𝘁𝘁𝗲 𝘀𝗼𝗰𝗶𝗮𝗹𝗶, 𝗟𝗜𝗕𝗘𝗥* 𝗧𝗨𝗧𝗧*
Da sempre la repressione di Stato si abbatte su chiunque alzi la testa per esprimere dissenso nei confronti di un sistema che produce ingiustizie, discriminazione e sfruttamento.
Negli anni aumenta sempre più la recrudescenza delle misure contro studenti e lavoratori, antifascisti e ambientalisti impegnati quotidianamente nelle lotte, che si ritrovano incarcerati o coinvolti in processi con pesanti capi d’accusa.
Siamo complici e solidali con Ilaria Salis e tutti i ricercati o arrestati per i fatti di Budapest, con chiunque subisca l’urto della repressione.
L’antifascismo non si arresta e non si processa.
𝗖𝗼𝗻𝘁𝗿𝗼 𝗶𝗹 𝗴𝗲𝗻𝗼𝗰𝗶𝗱𝗶𝗼 𝗲 𝗶𝗹 𝗰𝗼𝗹𝗼𝗻𝗶𝗮𝗹𝗶𝘀𝗺𝗼 𝘀𝗶𝗼𝗻𝗶𝘀𝘁𝗮, 𝗣𝗔𝗟𝗘𝗦𝗧𝗜𝗡𝗔 𝗟𝗜𝗕𝗘𝗥𝗔
I venti di guerra che agitano il mondo in questi anni trovano massima espressione nello sterminio del popolo palestinese da parte dello stato illegittimo di Israele che, col supporto economico, militare e politico delle potenze occidentali, ne occupa le terre e mette in atto quello che si rivela un genocidio a tutti gli effetti.
Vogliamo ribadire la nostra vicinanza e il nostro sostegno alla Resistenza palestinese e, allo stesso modo, la ferma condanna ad ogni colonialismo e militarismo.
Non esistono guerre giuste, tantomeno eserciti buoni.
𝗖𝗼𝗻𝘁𝗿𝗼 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗴𝗿𝗮𝗹𝗶𝘀𝗺𝗼 𝗰𝗮𝘁𝘁𝗼𝗹𝗶𝗰𝗼 𝗲 𝘃𝗶𝗼𝗹𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗽𝗮𝘁𝗿𝗶𝗮𝗿𝗰𝗮𝗹𝗲, 𝗟𝗢𝗧𝗧𝗔 𝗧𝗥𝗔𝗡𝗦𝗙𝗘𝗠𝗠𝗜𝗡𝗜𝗦𝗧𝗔
Sull’antiabortismo, sulla demonizzazione delle soggettività LGBTQIA+ e sull’imposizione della famiglia tradizionale con la donna relegata al ruolo di angelo del focolare avviene la saldatura tra integralisti cattolici e neofascisti, che nell’imporre il proprio credo godono di influenza e potere presso le istituzioni.
La violenza di genere, fenomeno endemico di questa società, è in crescita costante; politiche scellerate di governi non solo di estrema destra indeboliscono ogni forma di contrasto, legittimando la mentalità patriarcale.
Lottiamo per una trasformazione radicale della società che punti all’inclusione, alla parità dei diritti, alla libertà dei corpi e delle esistenze.
𝗖𝗼𝗻𝘁𝗿𝗼 𝗱𝗶𝘀𝗰𝗶𝗽𝗹𝗶𝗻𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗲 𝗺𝗲𝗿𝗰𝗶𝗳𝗶𝗰𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗻𝗲𝗹𝗹𝗮 𝘀𝗼𝗰𝗶𝗲𝘁𝗮̀ 𝗲 𝗻𝗲𝗹𝗹𝗲 𝘀𝗰𝘂𝗼𝗹𝗲, 𝗖𝗢𝗦𝗧𝗥𝗨𝗜𝗔𝗠𝗢 𝗦𝗣𝗔𝗭𝗜 𝗗𝗜 𝗣𝗔𝗥𝗧𝗘𝗖𝗜𝗣𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘
Le scuole si trasformano sempre di più in centri di addestramento funzionali al mondo dell’industria; sono sempre meno luoghi di formazione del pensiero critico, di crescita personale e collettiva.
Allo stesso modo i luoghi di cultura liberi da logiche di profitto vengono osteggiati dall’imprenditoria, che tende per sua natura a mercificare qualunque cosa.
Vogliamo una società in cui cultura e socialità siano liberi e alla portata di tutti. Sosteniamo e costruiamo spazi di condivisione e libertà.
Memoria storica, lavoro ed ecologismo, transfemminismo, antimilitarismo e internazionalismo devono avere come fondamento gli ideali antifascisti, i quali grazie alle lotte sopravvivono e si proiettano nel futuro.
Crediamo sia sempre più necessaria una convergenza delle lotte per riprenderci un futuro di pace e giustizia sociale che ci viene negato.
Con gioiosa determinazione ci riprendiamo le strade, in una giornata che a Carpi per troppo tempo è stata ridotta a sola commemorazione e svuotata di significato, con la ferrea volontà di dare voce e corpo ad una nuova Resistenza.

 Appello alla mobilitazione il 17 Aprile 2021  

Carpi Antifascista aderisce all’appello alla mobilitazione lanciato dall’asseblea #lantifascismononsiarresta.

Sabato 17 Aprile alle ore 16.00 Presidio in piazza a Carpi

Di seguito il testo dell’appello:


REPRESSIONE PERMANENTE? AZIONE RESISTENTE! 

Appello alla mobilitazione il 17 Aprile 2021 

A Carpi 26 antifascistə che nel 2017 contestarono pacificamente un presidio di Forza Nuova sono  investitə da un processo che vedrà la sentenza di primo grado il 23 Aprile, col rischio concreto di  essere condannatə dal Tribunale di Modena per aver intonato canti della Resistenza in una riunione  pubblica non autorizzata. Da questa vicenda sono scaturite domande e riflessioni all’interno della rete solidale costruitasi  negli anni intorno a chi quella sera si mobilitò spontaneamente per dimostrare il proprio dissenso  verso la presenza sgradita ed estranea in città di un’organizzazione neofascista e razzista.  Questo processo politico si inserisce in un quadro repressivo molto più ampio volto a criminalizzare  le pratiche dell’antifascismo militante e di quei movimenti che si oppongono allo stato di cose  presente, a delegittimare chiunque osi mettere in discussione un sistema che produce enormi  ingiustizie e disuguaglianze sociali, guerre e miseria, devastazione ambientale e migrazioni forzate,  sdoganamento del fascismo e del razzismo.
Un processo politico che fa emergere tutte le contraddizioni di un’Italia repubblicana che, se da una  parte ha cercato di tagliare i ponti con il suo passato fascista, dotandosi di una Costituzione che  poggia le basi sugli insegnamenti di quella tragica esperienza, sugli ideali e sui valori della  Resistenza e della lotta di Liberazione dal nazifascismo, dall’altra parte si ritrova ancora in corpo  capisaldi e radici di quel passato, visibili e tangibili in un Testo Unico delle Leggi di Pubblica  Sicurezza (TULPS) e in un Codice Penale in cui permangono misure repressive ereditate  rispettivamente dal regio decreto del 1931 e dal Codice Rocco di epoca fascista, nonostante le  numerose modifiche apportate sia attraverso riforme parziali da parte del Parlamento sia mediante  pronunce di illegittimità da parte della Corte Costituzionale.
Una piaga che puntualmente si riapre nel momento in cui ci sia da reprimere chi si mobiliti dal  basso, in modo spontaneo o autorganizzato, contro ogni ingiustizia e contro ogni forma di  discriminazione.
Pensiamo ai maxi processi e alle accuse di “pericolosità sociale” che investono i lavoratori e le  lavoratrici in lotta contro sfruttamento, paghe da fame, turni massacranti e precarietà o le generose  militanti che si oppongono a grandi opere inutili e imposte che devastano natura e territori  compromettendo salute e futuro di chi li abita.
Pensiamo alle accuse di “adunata sediziosa” o “devastazione e saccheggio” che pendono come una  spada di Damocle sulle teste di coloro che, dal G8 di Genova del 2001 in poi, partecipino a proteste  di piazza o di coloro che non siano disposti a rimanere indifferenti di fronte a becere manifestazioni  d’odio razziale e xenofobo, omofobo e sessista, spesso inscenate da gruppi o partiti dichiaratamente  neofascisti con il beneplacito di Questure e Prefetture.

Con l’applicazione delle vecchie leggi fasciste ancora in vigore e dei Decreti Sicurezza di Minniti e  Salvini, mai modificati nelle parti relative alla limitazione del diritto di manifestare e delle libertà  sindacali, nelle ultime settimane stiamo assistendo a un’ulteriore recrudescenza della repressione,  con uno stillicidio quotidiano di provvedimenti cautelari e punitivi ai danni di coloro che si  oppongono a politiche sempre meno rispettose dei diritti e della dignità di noi tuttə, che ci  consegnano una democrazia svuotata di contenuti e riempita di autoritarismo.
Centinaia e centinaia di processi imbastiti su giudizi politici ancora prima che penali. Centinaia e  centinaia di processi politici in cui compagne e compagni sono processatə e condannatə NON per  quello che abbiano eventualmente fatto ma per quello che sono (antifascistə e antirazzistə,  lavoratori in lotta per rivendicare i propri diritti, militanti in prima linea contro la devastazione  dell’ambiente e lo sperpero di risorse pubbliche) e per quello che rappresentano (i valori  dell’antifascismo, di giustizia sociale e ambientale, libertà e uguaglianza).
Siamo dell’idea che sia oggi più che mai necessario riconquistare lo spazio pubblico, uno spazio  reale, per chiedere con forza e determinazione:

  • l’assoluzione di tutte e tutti coloro sotto processo per reati d’opinione, reati politici o sociali;
  •  la cancellazione degli articoli del TULPS, del Codice Penale e dei Decreti Sicurezza usati per  reprimere il diritto al dissenso e le libertà sindacali, a partire dai residuati giuridici del regio  decreto del 1931 e del Codice Rocco di epoca fascista;
  •  la fine dell’accanimento giudiziario nei confronti di chi si batte per un mondo radicalmente  diverso, più giusto, più equo, libero dallo sfruttamento e dall’oppressione.

Sulla base di queste rivendicazioni, lanciamo una prima giornata di mobilitazione con un presidio in  piazza a Carpi sabato 17 Aprile.

In considerazione della fase pandemica che stiamo attraversando e delle limitazioni agli spostamenti  tra Regioni e/o Comuni, proponiamo a quelle realtà territoriali impossibilitate a partecipare che  vivano sulla propria pelle l’urto della repressione o che abbiano a cuore queste tematiche di  mobilitarsi a loro volta nelle piazze e nelle strade delle rispettive città, ciascuna con le proprie  modalità e con i propri contenuti.
Avanziamo questa proposta con la massima umiltà, assumendoci fin da ora l’impegno a fare in  modo che la data del 17 Aprile diventi solo una tappa di un percorso volto alla costruzione di un  ampio fronte comune di lotta contro la repressione e all’apertura di spazi di cooperazione tra le  Nuove Resistenze allo stato di cose presente radicate sui territori.
Ne va della forza e incisività delle lotte sociali e della lotta contro il fascismo che, ovunque e sotto  qualunque veste si presenti, è oggi come ieri il nemico.

Per info e adesioni: lantifascismononsiarresta[at]gmail.com

Assemblea #lantifascismononsiarresta

Il processo agli antifascistə di Carpi

La sera del 4 agosto 2017, a Carpi si tiene una manifestazione autorizzata di Forza Nuova davanti a  una palazzina che di lì a poco avrebbe ospitato alcuni richiedenti asilo. Decine e decine di cittadinə  si mobilitano spontaneamente per dimostrare il proprio dissenso nei confronti di quell’azione  ritenuta intimidatoria e squadrista e verso la presenza sgradita ed estranea in città di  un’organizzazione neofascista e razzista. Recatisi sul luogo del presidio, lanciano slogan e intonano  canti della Resistenza fino alla partenza dei militanti di Forza Nuova, giunti da tutta la regione,  scortati dalla polizia.
A distanza di 9 mesi, a ben 26 tra le decine di persone che quella sera avevano contestato i  forzanovisti sono recapitati dal Tribunale di Modena decreti penali di condanna “inaudita altera  parte”, ovvero condanne in assenza delle parti e senza processo, per manifestazione non autorizzata.  La scelta delle 26 persone coinvolte di opporsi ai decreti penali di condanna ha portato all’apertura  di un processo che vedrà la sentenza di primo grado il 23 Aprile. Il rischio concreto è che il  Tribunale confermi le condanne emesse nel 2018 tramite decreti penali in base al comma 3  dell’articolo 18 del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza (TULPS), legge emanata con  regio decreto nel 1931 durante il regime fascista in un quadro di generale repressione del dissenso.  Questo comma punisce chi “prenda parola” – o, secondo l’interpretazione della Procura di Modena,  chi intoni canti della Resistenza – come se fosse l’organizzatore di una riunione pubblica non  autorizzata.

Per maggiori informazioni sulla vicenda rimandiamo alla petizione lanciata su Change.org:  http://chng.it/TrKRyFJ2Pg