CONTRO LA REMIGRAZIONE E GLI SCIACALLI DI PROFESSIONE: FUORI I FASCISTI DALLE CITTÀ

Quella di sabato 23 maggio per noi è stata una lunga giornata di antifascismo militante.

Al mattino abbiamo monitorato il banchetto della Lega Carpi in cui per l’occasione si raccoglievano le firme per la proposta di legge di iniziativa fascio-nazional-popolare sulla Remigrazione.

Nata dai gruppi neofascisti CasaPound, Rete dei Patrioti, Veneto Fronte Skinheads e Brescia ai Bresciani riuniti nel Comitato Remigrazione e Riconquista, oggi questa proposta vede la saldatura tra neofascisti e forze di governo. La Lega di Salvini e Futuro Nazionale di Vannacci si contendono l’egemonia su questo campo a fini elettorali.

Tra i punti del programma non c’è solo l’espulsione degli “irregolari” (fatto che ovviamente non condividiamo) ma, a differenza di quanto omesso dal consigliere Bonzanini, anche il cosiddetto “Patto di Remigrazione Volontaria”, un incentivo economico per il rientro nel Paese d’origine a fronte della rinuncia definitiva e irrevocabile a ogni diritto di soggiorno e cittadinanza in Italia.

Pensiamo che sulle finalità ultime di questa proposta lascino poco spazio a equivoci le sparate a zero di Salvini sulle seconde generazioni (bimb*, ragazz*, uomini e donne nate e/o cresciute in Italia, che qui studiano e lavorano) all’indomani della tragedia di Modena.

In pratica, il sogno più intimo dei fascisti del terzo millennio è quello di segregare e deportare in massa migranti e richiedenti asilo, seconde generazioni e aventi cittadinanza.

L’idea che sottende questa proposta di legge è quella di uno Stato-nazione omogeneo dal punto di vista etnico, basato sulla purezza e sulla superiorità della “razza”: il Terzo Reich di Hitler e l’entità genocida sionista elevati a modello.

Sabato mattina è bastata la nostra presenza affinché 4 poliziotti, 2 carabinieri e 6 digos si precipitassero a circondare il banchetto di raccolta firme.

Avranno raccolto un centinaio di firme ma tant* passanti, parlando e solidarizzando con noi, hanno espresso la propria indignazione nel vedere uno schieramento di forze dell’ordine del genere a difesa di 10 fascioleghisti, tra l’altro in parte provenienti da fuori città.

A chi ci accusa di antidemocraticità rispondiamo che non siamo e non saremo mai dispost* a rimanere indifferenti di fronte a simili manifestazioni d’odio razziale e xenofobo, a essere tolleranti con gli intolleranti, a lasciarli agire indisturbati.

Ogni volta che si paleseranno saremo lì dove bisogna stare, a esprimere il nostro dissenso con genuinità orgogliosamente antifascista.

Al pomeriggio eravamo a Modena al corteo antifascista che si è opposto al becero sciacallaggio di Fratelli d’Italia, Futuro Nazionale e degli identitari di Aretè sulla tragedia di sabato 16 maggio.

Un fatto che non c’entra niente con l’immigrazione e che, dal nostro punto di vista, tanto ha a che fare con il disagio mentale, l’abbandono, la marginalizzazione e la solitudine prodotte da questo sistema capitalista che diventa sempre più brutale, feroce, spietato e mortifero.

Dicendo ciò, vogliamo essere chiar*, non stiamo in alcun modo giustificando le azioni di Salim El Koudri e anzi esprimiamo tutta la nostra vicinanza alle persone ferite, a chi da un giorno all’altro ha visto la propria vita rovinata, ai loro cari. Così come esprimiamo solidarietà all’avvocato Fausto Gianelli, esposto alla gogna mediatica per aver assunto la difesa di Salim El Koudri su incarico della famiglia, una famiglia distrutta che non giustifica Salim ma vuole capire cosa sia scattato nella sua mente e perché abbia compiuto quelle azioni.

Noi continuiamo a interrogarci sulle radici profonde di quel gesto. Sui legami e sulle relazioni che si instaurano tra persone in un mondo in cui l’individualismo la fa da padrone. Fatichiamo a trovare risposte.

I fascisti no. I fascisti sciacallano e assolvono al loro ruolo storico: alimentare la guerra tra poveri, orientare la legittima rabbia delle classi popolari non verso l’alto – verso chi ci impoverisce e precarizza il nostro lavoro e le nostre vite aumentando le spese militari a discapito delle spese sociali – ma verso il basso, fomentando razzismo e xenofobia.

Il corteo di sabato, costruito tra mille difficoltà da compagn* generos*, non ha solo rifiutato categoricamente la presenza di questi sciacalli di professione, ma ha orientato dolore e rabbia in direzione diametralmente opposta.

Partito dal Parco 22 Aprile e attraversando Viale Gramsci, ha fatto emergere il punto di vista di chi vive sulla propria pelle le conseguenze nefaste di politiche guerrafondaie, discriminatorie e inique. Ha respinto con fermezza l’idea che la militarizzazione dei quartieri e delle città possa essere una soluzione a questioni sociali. Ha rivendicato per tutt* il diritto a una casa, un lavoro sicuro, un reddito che consenta di vivere dignitosamente, l’accesso a servizi pubblici di qualità.

Bloccato lungo i viali a 300 metri dalla manifestazione fascista da uno spiegamento ingente di forze dell’ordine, ha fatto ritorno nel quartiere popolare Sacca per ribadire quanto sia oggi urgente sbarazzarci una volta per tutte di guerra, repressione e povertà.

Continuiamo a ribellarci al loro mondo.

Continuiamo a essere Resistenza.

Per remigrare questi sciacalli nelle fogne della storia in cui meritano di stare.

Per rivendicare libertà di movimento per tutt*, affinché chiunque possa cercare migliori condizioni di vita dove meglio crede.

Per fermare l’escalation bellica mondiale e redistribuire la ricchezza accumulata da pochi ricchi e potenti.

Per conquistare una vita bella, piena, degna di essere vissuta per tutt*, nessun* esclus*.

Con gioiosa determinazione, Carpi Antifascista è e sarà sempre ovunque si alzi la testa contro ogni fascismo!

RIBELLARSI AL LORO MONDO, ESSERE RESISTENZA

Un anno fa scendevamo in piazza il 25 Aprile contro guerra e riarmo, contro la repressione e contro i rigurgiti dell’estrema destra neofascista.

Ci opponevamo al piano ReArm Europe con cui l’Unione Europea si accingeva a destinare 800 miliardi di euro per il riarmo e ai nuovi diktat della NATO che impongono l’aumento delle spese militari fino al 5% del PIL.

Ravvisavamo già il rischio concreto di imminenti nuove guerre.

A un anno di distanza l’escalation bellica mondiale è sotto gli occhi di tutti.

A Gaza si continua a morire sotto le bombe sioniste e la fame continua a essere usata come arma, in Cisgiordania si intensificano i raid dell’IDF, le violenze dei coloni e l’annessione criminale delle terre palestinesi.

Il “Board of Peace” di Trump pretende di imporre la resa alla Resistenza palestinese, ridurre Gaza a terra di conquista per affaristi e speculatori, continuare a negare al popolo palestinese il diritto all’autodeterminazione.

Lo ribadiamo: non c’è pace sotto occupazione.

Nel frattempo, si sono aperti ulteriori fronti di guerra.

A inizio gennaio l’aggressione imperialista degli USA al Venezuela, un colpo di stato volto a cancellare l’esperienza della Rivoluzione Bolivariana e a impossessarsi delle risorse petrolifere del paese latino-americano.

A marzo la guerra in Iran, l’ennesima guerra imperialista di USA e Israele per ampliare la propria area di influenza in Asia Occidentale, per l’accaparramento e la rapina di risorse energetiche, il controllo dello Stretto di Hormuz e del commercio marittimo globale di petrolio.

Nonostante il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran coinvolga anche il Libano, a inizio aprile l’entità genocida sionista ha sferrato il più grande attacco coordinato contro il Paese dal 1982 colpendo più di 150 siti, tra cui aree densamente popolate, in appena 10 minuti, continuando a seminare impunemente morte e distruzione nella regione.

Sempre un anno fa qui in piazza denunciavamo come con il DDL Sicurezza il governo Meloni imprimesse un’ulteriore torsione autoritaria in questo Paese reprimendo il diritto al dissenso e garantendo maggiore impunità alle forze dell’ordine.

Evidentemente non bastava l’ex DDL 1660 perché nel frattempo il governo ha introdotto nuove norme per limitare il diritto di manifestare e colpire i protagonisti delle grandi mobilitazioni degli ultimi mesi: multe fino a 10 mila euro per manifestazioni non preavvisate, fermo preventivo fino a 12 ore dei manifestanti, definizione di zone rosse, l’introduzione di uno scudo penale per gli agenti di polizia in un contesto di uso smodato di manganelli, idranti e lacrimogeni.

A tal proposito, ricordiamo il caso di Lince, che non potrà mai più vedere da un occhio dopo essere stata colpita da un lacrimogeno sparato ad altezza persona la sera del 2 ottobre a Bologna. Ricordiamo il caso di una compagna di Carpi che da tempo vive a Bologna e che lì, alla manifestazione contro la partita del Maccabi Tel Aviv, è stata colpita da una manganellata in pieno volto perdendo un dente e fratturandosi la mandibola.

Aumenta poi vertiginosamente la recrudescenza delle misure repressive e punitive nei confronti dell’intero movimento per la liberazione della Palestina. Anan Yaeesh, Mohammed Hannoun, Ahmad Salem e altri palestinesi sono tuttora incarcerati in Italia e centinaia di compagni e compagne sono colpite da denunce penali dal sapore della vendetta di Stato per le mobilitazioni che a settembre e ottobre hanno paralizzato il Paese a suon di blocchi e scioperi.

Al contempo, se a livello nazionale viene sferrato un attacco frontale agli spazi sociali come il Leoncavallo a Milano, Askatasuna a Torino, il Lab AQ16 a Reggio Emilia, a livello internazionale si tenta di cancellare la Rivoluzione femminista ed ecologista del Rojava e una Rivoluzione longeva come quella cubana che sceglie di esportare medici e non bombe. Il messaggio è chiaro: il potere non tollera e non tollererà mai alcun modello di società alternativo a questo sistema mortifero.

È dunque in questo contesto che l’antifascismo diventa un reato e gli antifascisti diventano criminali, terroristi e nemici dello Stato.

Non possiamo non ricordare il Processo di Budapest: 17 antifascist* imputat* per aver contestato nel febbraio 2023 le parate neonaziste in occasione delle “Giornate dell’onore”, durante le quali ogni anno la feccia neofascista si raduna nella capitale ungherese da tutta Europa.

Fin da allora a livello europeo si è scatenata una vera e propria caccia agli antifascisti. A pagare il prezzo più alto oggi è Maja, compagna tedesca che a fine giugno 2024 è stata deportata illegalmente in una prigione di Budapest e che da quasi 2 anni è detenuta in isolamento e in condizioni disumane. Pretendiamo che Maja venga immediatamente liberata e riportata in Germania.

È così che in Italia, sull’onda delle misure previste dal dipartimento di stato USA che ha designato come organizzazioni terroristiche diversi gruppi antifascisti statunitensi ed europei, la Lega ha recentemente manifestato l’intento di depositare alla Camera una proposta di legge che criminalizza i movimenti antifascisti e anarchici con pene fino a 15 anni di carcere.

La criminalizzazione dell’antifascismo avviene in una fase storica in cui i neofascisti bussano alle cancellerie e ai governi di mezza Europa.

Assistiamo alla saldatura tra neofascisti e forze di governo in particolare sul tema della remigrazione, ovvero sulla segregazione e deportazione di massa di migranti e richiedenti asilo ma anche seconde generazioni e aventi cittadinanza.

La proposta razzista e suprematista dei vari Salvini, Vannacci e dei gruppi neofascisti trova agibilità in un’Unione Europea che, con il nuovo patto su migrazione e asilo, prevede l’aumento anche per i minori della detenzione amministrativa nei CPR, la legalizzazione dei CPR extra UE come quelli albanesi, la deportazione di intere famiglie verso paesi terzi senza alcuna garanzia in termini di diritti, la possibilità di veri e propri rastrellamenti in stile ICE in luoghi pubblici.

Se da un lato arriviamo da un anno segnato dall’escalation bellica mondiale, dall’aumento della repressione, dall’avanzata di ideologie razziste, suprematiste e patriarcali, dall’altro il livello di mobilitazione nelle piazze di tutto il Paese è stato altissimo.

A fine agosto la partenza delle imbarcazioni della Global Sumud Flotilla cariche di aiuti umanitari, con l’obiettivo dichiarato di rompere il criminale blocco navale e l’assedio a Gaza, ha incendiato milioni di coscienze.

In autunno è esploso un movimento di massa contro il genocidio e per la liberazione della Palestina dal fiume fino al mare.

In pochi giorni, a inizio ottobre, abbiamo visto più di 700 persone a Carpi, più di 20 mila persone a Modena in una giornata di sciopero generale a cui hanno aderito più di 2 milioni di persone, abbiamo visto 1 milione di persone a Roma per la manifestazione nazionale lanciata dalle realtà palestinesi.

Un livello di mobilitazione che molti di noi, nati tra gli anni ’90 e gli anni 2000, non avevano mai visto e sperimentato prima.

Piazze e strade stracolme come non le si vedeva almeno dal periodo del movimento No Global.

Per settimane con il movimento contro il genocidio e per la liberazione della Palestina abbiamo inondato e paralizzato le piazze, le strade, i porti, gli aeroporti e le stazioni del Paese a suon di scioperi generali e manifestazioni oceaniche.

Puntando il dito contro governo, istituzioni e aziende italiane complici dell’entità genocida sionista, esercitando pressione dal basso per la rottura di tutti i rapporti militari, diplomatici, economici e accademici con il sionismo.

La Palestina ci ha insegnato a mobilitarci per noi e per tutt*.

Perché lo specchio del genocidio a Gaza e della pulizia etnica in Cisgiordania è rappresentato dall’economia di guerra qui e ora, dal riarmo UE e NATO e da politiche che aumentano le spese militari tagliando le risorse per scuola, sanità e servizi pubblici.

Con l’inizio del nuovo anno, quando la spinta delle piazze sembrava ormai essersi esaurita e la repressione picchiava duro, sono arrivate altre schegge di speranza, a dimostrazione che qualcosa nei mesi del “BLOCCHIAMO TUTTO” si era radicato nelle coscienze di tanti e tante: 50 mila persone a Torino a difesa di Askatasuna e degli spazi sociali, 14 milioni di voti per il NO al referendum a respingere il tentativo del governo di accentrare ulteriore potere, 300 mila persone a Roma per la manifestazione No kings, contro i re e le loro guerre.

Diteci voi, può esserci un rifiuto più chiaro, più netto, di tutto lo schifo del loro mondo?

Questo 25 Aprile ci troviamo quindi di fronte alla solita domanda di sempre: che fare ora?

Come antifasciste e antifascisti pensiamo che sia oggi più urgente che mai continuare a lottare contro questo sistema capitalista che diventa di giorno in giorno più brutale e feroce, spietato e mortifero, incompatibile con la dignità, i diritti e la vita.

Dobbiamo ribellarci al loro mondo.

Dobbiamo essere Resistenza.

Solo con la lotta al fianco di chiunque alzi la testa per rivendicare il diritto a una casa, un lavoro sicuro, un reddito che consenta di vivere dignitosamente, l’accesso a servizi pubblici di qualità, un modello di sviluppo rispettoso dell’ambiente e dei territori potremo, come antifasciste e antifascisti, costruire dal basso quella legittimità oggi negataci dall’alto, da governi fascisti che ci etichettano come criminali e terroristi.

Solo con la lotta potremo cambiare i rapporti di forza nella società e rispedire al mittente queste politiche guerrafondaie, repressive, discriminatorie e inique, volte solo a garantire interessi e profitti di pochi ricchi e potenti.

Solo con la lotta potremo riprendere in mano le nostre vite, riprenderci tutto.

Solo con la lotta potremo conquistare un mondo nuovo fatto di giustizia sociale e ambientale, autodeterminazione dei popoli, mutualismo e solidarietà internazionalista, che è poi proprio quel mondo per il quale i Partigiani e le Partigiane hanno sacrificato tutto.

Viva il 25 Aprile!

Viva la Resistenza!

Antifascist* sempre!

Proiezione: “THE COST OF GROWTH”

Ultimo appuntamento del ciclo di iniziative per rilanciare con forza anche a Carpi la campagna di azionariato popolare 𝗨𝗡’𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗖𝗢𝗡𝗧𝗥𝗢 𝗜𝗟 𝗥𝗜𝗔𝗥𝗠𝗢 del @collettivofabbricagkn

Domenica 10 maggio 𝗺𝗮𝘁𝗶𝗻𝗲́𝗲 al @aristoncinema_carpi

ore 11 𝗣𝗿𝗼𝗶𝗲𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝗱𝗼𝗰𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗮𝗿𝗶𝗼 “𝗧𝗵𝗲 𝗖𝗼𝘀𝘁 𝗼𝗳 𝗚𝗿𝗼𝘄𝘁𝗵”

C’è uno stretto legame tra il perseguimento della crescita economica e la crisi climatica in atto, l’estrattivismo, il land grabbing, i genocidi, la corsa al riarmo, le migrazioni, lo sfruttamento del lavoro.

The Cost of Growth collega le lotte locali contro l’estrattivismo in Serbia, per la democratizzazione del lavoro in Italia e contro la colonizzazione del territorio Sápmi in Norvegia, con dibattiti più ampi su giustizia, democrazia, libertà di movimento e guerre.

Cerca di rispondere alla domanda: “Per chi stiamo facendo crescere l’economia?” attraverso le voci di attivistɜ, ricercatricɜ ed espertɜ, e le esperienze di chi resiste ogni giorno a sopraffazioni e ingiustizie.

Punta ad amplificare i messaggi di lotta e resistenza che da tutta Europa si contrappongono alle false soluzioni costruendo alternative.

Per l’Italia viene portata la storia del collettivo di fabbrica ex GKN.

The Cost of Growth è un documentario che promuove consapevolezza, occasioni di approfondimento e dibattiti, ma anche solidarietà e convergenza fra i movimenti, perché è vero: “viviamo nell’ombra del mondo che potremmo avere” e, di fronte alla crisi del sistema capitalista, immaginare e costruire insieme un nuovo paradigma economico è l’unica alternativa che abbiamo.

A seguire 𝗣𝗿𝗮𝗻𝘇𝗼 𝗯𝗲𝗻𝗲𝗳𝗶𝘁 “𝘂𝗻’𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗼 𝗶𝗹 𝗿𝗶𝗮𝗿𝗺𝗼”

Il ricavato sarà devoluto a sostegno dell’azionariato popolare GKN.

𝗠𝗲𝗻𝘂’:

– Lasagne 𝘁𝗿𝗮𝗱𝗶𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗶 𝗮𝗹 𝗿𝗮𝗴𝘂’ oppure 𝘃𝗲𝗴𝗮𝗻𝗲 𝗮𝗹 𝗿𝗮𝗴𝘂’ 𝗱𝗶 𝘀𝗼𝗶𝗮

– Torta al cioccolato

– Vino e bevande incluse

Prezzo a persona: 20€

Dai 5 ai 10 anni: 10€

𝗣𝗥𝗘𝗡𝗢𝗧𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗜 𝗘𝗡𝗧𝗥𝗢 𝗚𝗜𝗢𝗩𝗘𝗗𝗜’ 𝟳 𝗠𝗔𝗚𝗚𝗜𝗢 al numero:

349.0708494 (solo whatsapp o sms)

specificando nome, numero di partecipanti e tipo di lasagne!

𝗦𝗜𝗔𝗠𝗢 𝗧𝗨𝗧𝗧* 𝗚𝗞𝗡!

#insorgiamo

25 Aprile a Carpi

🌹 ore 𝟭𝟱:𝟯𝟬 al Parco delle Rimembranze: CORTEO ANTIFASCISTA E ANTIMILITARISTA

🌹 dalle 𝟭𝟴:𝟯𝟬 cibo, birrette, socialità al Circolo Mattatoyo

🌹 dalle 𝟮𝟬:𝟬𝟬 concerti al Mattatoyo con Creampied, Thunder Bomber e POG

Per il 3° anno di fila a Carpi sentiamo l’esigenza di celebrare il 25 Aprile attualizzando i valori dell’antifascismo e ribaltando la logica della mera commemorazione e ricorrenza vuota di contenuti a cui per troppo tempo questa data è stata assoggettata in primis dalle istituzioni.

A distanza di 81 anni da quel glorioso 25 Aprile di Liberazione dal nazifascismo, scenderemo quindi di nuovo in corteo nelle strade e nelle piazze di Carpi per declinare al presente quei valori di giustizia sociale, libertà, uguaglianza e solidarietà per i quali i Partigiani e le Partigiane sacrificarono tutto.

Oggi più che mai urge 𝗥𝗜𝗕𝗘𝗟𝗟𝗔𝗥𝗦𝗜 𝗔𝗟 𝗟𝗢𝗥𝗢 𝗠𝗢𝗡𝗗𝗢.

Un mondo nelle mani dei vari Trump, Netanyahu, von der Leyen, Meloni e Salvini, dei signori della guerra, delle multinazionali del fossile, di affaristi, speculatori e padroni senza scrupoli.

Un mondo sempre più segnato da guerre, riarmo e genocidio, colonialismo e imperialismo, oppressione patriarcale e razzista, catastrofi climatiche e torsioni autoritarie.

Questa accelerazione oligarchica e di accumulazione di ricchezza senza precedenti nella storia dell’umanità – che a noi che stiamo in basso riserva solo precarietà e sfruttamento, impoverimento sociale e culturale – ci impone di prendere posizione, di parteggiare.

Di essere Partigian* del nostro tempo.

Oggi più che mai urge 𝗘𝗦𝗦𝗘𝗥𝗘 𝗥𝗘𝗦𝗜𝗦𝗧𝗘𝗡𝗭𝗔.

Per cambiare i rapporti di forza nella società e rispedire al mittente queste politiche guerrafondaie, repressive, discriminatorie e inique, volte solo a garantire interessi e profitti di pochi ricchi e potenti.

Per ribaltare questo sistema capitalista che diventa di giorno in giorno più brutale e feroce, spietato e mortifero, incompatibile con la dignità, i diritti e la vita.

Per gettare le fondamenta di un mondo nuovo fatto di giustizia sociale e ambientale, autodeterminazione dei popoli, mutualismo e solidarietà internazionalista.

Per conquistare una vita bella per tutt*.

Per riprenderci tutto.

𝗖𝗶 𝘃𝗲𝗱𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗶𝗹 𝟮𝟱 𝗔𝗽𝗿𝗶𝗹𝗲 𝗮𝗹𝗹𝗲 𝗼𝗿𝗲 𝟭𝟱:𝟯𝟬 𝗮𝗹 𝗣𝗮𝗿𝗰𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗥𝗶𝗺𝗲𝗺𝗯𝗿𝗮𝗻𝘇𝗲 per un corteo che sappia unire memoria viva, lotta intersezionale, festa e musica.

Con gioiosa determinazione, 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗼 𝗼𝗴𝗻𝗶 𝗳𝗮𝘀𝗰𝗶𝘀𝗺𝗼!

𝗩𝗶𝘃𝗮 𝗶𝗹 𝟮𝟱 𝗔𝗽𝗿𝗶𝗹𝗲!

𝗩𝗶𝘃𝗮 𝗹𝗮 𝗥𝗲𝘀𝗶𝘀𝘁𝗲𝗻𝘇𝗮!

𝗔𝗻𝘁𝗶𝗳𝗮𝘀𝗰𝗶𝘀𝘁* 𝘀𝗲𝗺𝗽𝗿𝗲!

Associazione Ekidna – Carpi Antifascista – Carpi per la giustizia climatica e socialeCircolo MattatoyoNon Una Di Meno – Carpi

Manifesto per il corteo del 25 Aprile a Carpi con ritrovo alle 15:30 in piazzale Marconi

FREE ALL ANTIFAS

  1. Budapest-Komplex

8 anni per Maja che da fine giugno ’24 è prigionier* politic* in Ungheria, 7 anni per Gabri e 2 anni con pena sospesa per Anna attualmente liber* rispettivamente in Italia e in Germania.

Il 4 febbraio si è concluso il 1° grado di giudizio del Processo di Budapest, che vede 17 antifascist* imputat* per aver contestato tra il 9 e l’11 febbraio ’23 le parate neonaziste in occasione delle “Giornate dell’onore”, durante le quali ogni anno la feccia neofascista si raduna da tutta Europa per celebrare le SS naziste e i loro collaborazionisti ungheresi che nel ‘45 fallirono nel tentativo di rompere l’assedio dell’Armata Rossa.

Nell’ambito delle contromanifestazioni tenutesi in quei giorni sono state denunciate aggressioni ad alcuni neonazisti e ciò ha scatenato immediatamente una vera e propria caccia agli antifascist* a Budapest e a livello europeo, con le autorità nazionali dei Paesi coinvolti che si sono fin da subito adoperate per eseguire i Mandati di Arresto Europei (MAE) spiccati dall’Ungheria di Orban, incarcerare preventivamente i militanti accusat* e, nel caso di Maja, spingersi fino a deportarl* illegalmente in una prigione di Budapest.

  1. Un processo politico

A Budapest sta andando in scena un processo politico: basato sulle dichiarazioni spesso inattendibili di neonazisti costantemente presenti fuori e dentro alle aule di Tribunale, contraddistinto da prove insufficienti quali video sfocati in cui risulta impossibile identificare gli antifascist*, segnato da pene spropositate e del tutto irricevibili sia per la scarsità di prove sia in relazione all’entità dei fatti, dal momento che i neonazisti aggrediti hanno subito lesioni lievi che hanno comportato pochi giorni di prognosi.

Un processo politico a militanti antifascist* celebrato in un Paese, l’Ungheria, che solo nel corso dell’ultimo anno ha vietato le parate del Pride e le manifestazioni solidali per le antifa a processo, ha dichiarato illegali le identità di genere queer e ha designato Antifa come organizzazione terroristica.

Non è certo un caso che l’accanimento repressivo e giudiziario sia particolarmente spietato nei confronti di Maja, che in quanto persona non binaria e antifascista incarna tutto ciò che un regime autocratico come quello di Orban, elevato a modello da Meloni e Salvini, odia nel profondo. Nonostante un tribunale tedesco abbia dichiarato illegittima la sua deportazione in Ungheria, da fine giugno ’24 Maja è detenut* in isolamento e in condizioni disumane a Budapest. Pretendiamo che venga immediatamente riportat* in Germania.

  1. I processi continuano

Maja ha già deciso di ricorrere in appello, il Processo di Budapest va avanti.

Il 18 febbraio in Francia si terranno nuove udienze dei processi contro le richieste di estradizione di Gino in Germania e Zaid in Ungheria.

In Germania alcun* imputat* per i fatti di Budapest sono coinvolt* anche nel processo Antifa Ost, gruppo tra l’altro designato recentemente come organizzazione terroristica dal dipartimento di stato USA. I due processi si intrecciano e nel mirino delle autorità tedesche ci sono ancora una volta le pratiche dell’antifascismo militante. Molt* compagn* sono in carcere in attesa delle sentenze e nel frattempo sono stati chiusi i profili social di Antifa Ost e i conti correnti di Soccorso Rosso.

In Italia, di Decreto in Decreto, il governo Meloni reprime il dissenso e garantisce sempre più impunità alle forze dell’ordine, nel tentativo di stroncare ogni forma di conflitto sociale. Aumenta poi vertiginosamente la recrudescenza delle misure repressive e punitive nei confronti dell’intero movimento per la liberazione della Palestina. Anan Yaeesh, partigiano palestinese, è stato condannato in 1° grado a 5 anni e 6 mesi di reclusione per l’appoggio alla Resistenza contro l’occupazione in Palestina; Mohammed Hannoun è in carcere con l’accusa di aver finanziato H4m4s sulla base di informazioni e materiali forniti dai servizi d’intelligence israeliani; Ahmad Salem incarcerato per aver invitato con un video a mobilitarsi contro il genocidio; Tarek incarcerato per aver manifestato insieme a noi e tanti altri il 5 ottobre ’24 a Roma nonostante il divieto della Questura; centinaia di compagn* in tutta Italia sono colpit* da denunce penali dal sapore della vendetta di Stato per le mobilitazioni che a settembre e ottobre hanno paralizzato il Paese a suon di blocchi e scioperi.

Pretendiamo la liberazione immediata dei prigionieri politici palestinesi nelle carceri italiane e l’assoluzione piena di tutt* i/le compagn* sotto processo.

  1. Continuare a lottare

Come antifascist* siamo chiamat* a tenere alta l’attenzione sul Processo di Budapest e sulla repressione, a moltiplicare le azioni e le iniziative volte a sostenere la cassa di solidarietà agli imputat* e a far pressione sulle istituzioni affinché siano liberat* i/le prigionier* e affinché siano respinte le richieste di estradizione verso l’Ungheria di Orban.

La cassa di solidarietà la trovate qui: https://freeallantifas.noblogs.org/cassa-di-solidarieta/

Come antifascist*, allo stesso tempo, dobbiamo continuare a lottare contro un sistema capitalista che diventa di giorno in giorno più brutale e feroce, spietato e mortifero, incompatibile con la dignità, i diritti e la vita.

Dobbiamo ribellarci al loro mondo sempre più segnato da guerre, colonialismo e imperialismo, precarietà e sfruttamento, impoverimento sociale e culturale, oppressione patriarcale e razzista, catastrofe climatica e ambientale.

Dobbiamo essere Resistenza.

Solo con la lotta al fianco di chiunque alzi la testa per rivendicare il diritto a una casa, un lavoro sicuro, un reddito che consenta di vivere dignitosamente, l’accesso a servizi pubblici di qualità, un modello di sviluppo rispettoso dell’ambiente e dei territori potremo, come antifascist*, costruire dal basso quella legittimità oggi negataci dall’alto.

Solo con la lotta potremo cambiare i rapporti di forza nella società, rispedire al mittente queste politiche guerrafondaie, repressive e discriminatorie volte a garantire interessi e profitti di pochi ricchi e potenti, conquistare migliori condizioni di vita per tutt*.

I fascisti e i loro lacchè nelle fogne della storia, noi sopra.

DA CARPI A BUDAPEST, FREE ALL ANTIFAS!

IL SAGGIO INDICA REPRESSIONE, LO STOLTO GUARDA I RAVE

Da anni sottolineiamo la deriva autoritaria dello Stato e non ci coglie di sorpresa l’ennesimo decreto securitario, questa volta firmato dal governo Meloni.
Dai decreti Minniti-Orlando ai decreti Salvini passando per i mai abrogati articoli TULPS (residuati giuridici di epoca fascista) ogni governo in carica si è adoperato per diminuire le libertà civili e democratiche usando ogni volta, con l’aiuto dei media, facili spauracchi di distrazione di massa.
Nel maldestro tentativo di coprire decreti che vanno a ledere i diritti di tutti e tutte si additano i “mostri” di turno: ieri erano i migranti, oggi sono i raver.
Leggi che immancabilmente andranno poi a colpire non solo gli spauracchi di cui sopra ma chiunque lotti per un mondo radicalmente diverso, più giusto, più pulito, più equo, libero dallo sfruttamento e dall’oppressione capitalista, razzista e patriarcale.

⚫ Centinaia, migliaia, di compagn* in Italia sono già investit* da processi o condanne per essersi opposti a manifestazioni d’odio razziale, omofobo e sessista, per aver lottato a difesa del posto di lavoro o aver rivendicato salari dignitosi e condizioni lavorative umane e non schiavistiche, per essersi mobilitati contro quell’abominio dell’alternanza scuola-lavoro o a difesa dell’ambiente, della natura e dei territori.
Con questo ennesimo decreto di stampo repressivo le cose non potranno che peggiorare ulteriormente.

🔴 Urge avviare un percorso di convergenza intersezionale volto alla costruzione di un ampio fronte comune di lotta contro la repressione e all’apertura di spazi di cooperazione tra le Nuove Resistenze radicate sui territori.
Ne va della forza e incisività delle lotte sociali e della lotta contro il fascismo che, ovunque e sotto qualunque veste si presenti, è oggi come ieri il nemico.
𝗣𝗘𝗥 𝗤𝗨𝗘𝗦𝗧𝗢, 𝗣𝗘𝗥 𝗔𝗟𝗧𝗥𝗢, 𝗣𝗘𝗥 𝗧𝗨𝗧𝗧𝗢!

Il 12 novembre scenderemo per le strade di Carpi per ricordare che NON È FINITA!

L’ANTIFASCISMO NON SI ARRESTA!

manifestlo corteo 2022