RIBELLARSI AL LORO MONDO, ESSERE RESISTENZA

Un anno fa scendevamo in piazza il 25 Aprile contro guerra e riarmo, contro la repressione e contro i rigurgiti dell’estrema destra neofascista.

Ci opponevamo al piano ReArm Europe con cui l’Unione Europea si accingeva a destinare 800 miliardi di euro per il riarmo e ai nuovi diktat della NATO che impongono l’aumento delle spese militari fino al 5% del PIL.

Ravvisavamo già il rischio concreto di imminenti nuove guerre.

A un anno di distanza l’escalation bellica mondiale è sotto gli occhi di tutti.

A Gaza si continua a morire sotto le bombe sioniste e la fame continua a essere usata come arma, in Cisgiordania si intensificano i raid dell’IDF, le violenze dei coloni e l’annessione criminale delle terre palestinesi.

Il “Board of Peace” di Trump pretende di imporre la resa alla Resistenza palestinese, ridurre Gaza a terra di conquista per affaristi e speculatori, continuare a negare al popolo palestinese il diritto all’autodeterminazione.

Lo ribadiamo: non c’è pace sotto occupazione.

Nel frattempo, si sono aperti ulteriori fronti di guerra.

A inizio gennaio l’aggressione imperialista degli USA al Venezuela, un colpo di stato volto a cancellare l’esperienza della Rivoluzione Bolivariana e a impossessarsi delle risorse petrolifere del paese latino-americano.

A marzo la guerra in Iran, l’ennesima guerra imperialista di USA e Israele per ampliare la propria area di influenza in Asia Occidentale, per l’accaparramento e la rapina di risorse energetiche, il controllo dello Stretto di Hormuz e del commercio marittimo globale di petrolio.

Nonostante il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran coinvolga anche il Libano, a inizio aprile l’entità genocida sionista ha sferrato il più grande attacco coordinato contro il Paese dal 1982 colpendo più di 150 siti, tra cui aree densamente popolate, in appena 10 minuti, continuando a seminare impunemente morte e distruzione nella regione.

Sempre un anno fa qui in piazza denunciavamo come con il DDL Sicurezza il governo Meloni imprimesse un’ulteriore torsione autoritaria in questo Paese reprimendo il diritto al dissenso e garantendo maggiore impunità alle forze dell’ordine.

Evidentemente non bastava l’ex DDL 1660 perché nel frattempo il governo ha introdotto nuove norme per limitare il diritto di manifestare e colpire i protagonisti delle grandi mobilitazioni degli ultimi mesi: multe fino a 10 mila euro per manifestazioni non preavvisate, fermo preventivo fino a 12 ore dei manifestanti, definizione di zone rosse, l’introduzione di uno scudo penale per gli agenti di polizia in un contesto di uso smodato di manganelli, idranti e lacrimogeni.

A tal proposito, ricordiamo il caso di Lince, che non potrà mai più vedere da un occhio dopo essere stata colpita da un lacrimogeno sparato ad altezza persona la sera del 2 ottobre a Bologna. Ricordiamo il caso di una compagna di Carpi che da tempo vive a Bologna e che lì, alla manifestazione contro la partita del Maccabi Tel Aviv, è stata colpita da una manganellata in pieno volto perdendo un dente e fratturandosi la mandibola.

Aumenta poi vertiginosamente la recrudescenza delle misure repressive e punitive nei confronti dell’intero movimento per la liberazione della Palestina. Anan Yaeesh, Mohammed Hannoun, Ahmad Salem e altri palestinesi sono tuttora incarcerati in Italia e centinaia di compagni e compagne sono colpite da denunce penali dal sapore della vendetta di Stato per le mobilitazioni che a settembre e ottobre hanno paralizzato il Paese a suon di blocchi e scioperi.

Al contempo, se a livello nazionale viene sferrato un attacco frontale agli spazi sociali come il Leoncavallo a Milano, Askatasuna a Torino, il Lab AQ16 a Reggio Emilia, a livello internazionale si tenta di cancellare la Rivoluzione femminista ed ecologista del Rojava e una Rivoluzione longeva come quella cubana che sceglie di esportare medici e non bombe. Il messaggio è chiaro: il potere non tollera e non tollererà mai alcun modello di società alternativo a questo sistema mortifero.

È dunque in questo contesto che l’antifascismo diventa un reato e gli antifascisti diventano criminali, terroristi e nemici dello Stato.

Non possiamo non ricordare il Processo di Budapest: 17 antifascist* imputat* per aver contestato nel febbraio 2023 le parate neonaziste in occasione delle “Giornate dell’onore”, durante le quali ogni anno la feccia neofascista si raduna nella capitale ungherese da tutta Europa.

Fin da allora a livello europeo si è scatenata una vera e propria caccia agli antifascisti. A pagare il prezzo più alto oggi è Maja, compagna tedesca che a fine giugno 2024 è stata deportata illegalmente in una prigione di Budapest e che da quasi 2 anni è detenuta in isolamento e in condizioni disumane. Pretendiamo che Maja venga immediatamente liberata e riportata in Germania.

È così che in Italia, sull’onda delle misure previste dal dipartimento di stato USA che ha designato come organizzazioni terroristiche diversi gruppi antifascisti statunitensi ed europei, la Lega ha recentemente manifestato l’intento di depositare alla Camera una proposta di legge che criminalizza i movimenti antifascisti e anarchici con pene fino a 15 anni di carcere.

La criminalizzazione dell’antifascismo avviene in una fase storica in cui i neofascisti bussano alle cancellerie e ai governi di mezza Europa.

Assistiamo alla saldatura tra neofascisti e forze di governo in particolare sul tema della remigrazione, ovvero sulla segregazione e deportazione di massa di migranti e richiedenti asilo ma anche seconde generazioni e aventi cittadinanza.

La proposta razzista e suprematista dei vari Salvini, Vannacci e dei gruppi neofascisti trova agibilità in un’Unione Europea che, con il nuovo patto su migrazione e asilo, prevede l’aumento anche per i minori della detenzione amministrativa nei CPR, la legalizzazione dei CPR extra UE come quelli albanesi, la deportazione di intere famiglie verso paesi terzi senza alcuna garanzia in termini di diritti, la possibilità di veri e propri rastrellamenti in stile ICE in luoghi pubblici.

Se da un lato arriviamo da un anno segnato dall’escalation bellica mondiale, dall’aumento della repressione, dall’avanzata di ideologie razziste, suprematiste e patriarcali, dall’altro il livello di mobilitazione nelle piazze di tutto il Paese è stato altissimo.

A fine agosto la partenza delle imbarcazioni della Global Sumud Flotilla cariche di aiuti umanitari, con l’obiettivo dichiarato di rompere il criminale blocco navale e l’assedio a Gaza, ha incendiato milioni di coscienze.

In autunno è esploso un movimento di massa contro il genocidio e per la liberazione della Palestina dal fiume fino al mare.

In pochi giorni, a inizio ottobre, abbiamo visto più di 700 persone a Carpi, più di 20 mila persone a Modena in una giornata di sciopero generale a cui hanno aderito più di 2 milioni di persone, abbiamo visto 1 milione di persone a Roma per la manifestazione nazionale lanciata dalle realtà palestinesi.

Un livello di mobilitazione che molti di noi, nati tra gli anni ’90 e gli anni 2000, non avevano mai visto e sperimentato prima.

Piazze e strade stracolme come non le si vedeva almeno dal periodo del movimento No Global.

Per settimane con il movimento contro il genocidio e per la liberazione della Palestina abbiamo inondato e paralizzato le piazze, le strade, i porti, gli aeroporti e le stazioni del Paese a suon di scioperi generali e manifestazioni oceaniche.

Puntando il dito contro governo, istituzioni e aziende italiane complici dell’entità genocida sionista, esercitando pressione dal basso per la rottura di tutti i rapporti militari, diplomatici, economici e accademici con il sionismo.

La Palestina ci ha insegnato a mobilitarci per noi e per tutt*.

Perché lo specchio del genocidio a Gaza e della pulizia etnica in Cisgiordania è rappresentato dall’economia di guerra qui e ora, dal riarmo UE e NATO e da politiche che aumentano le spese militari tagliando le risorse per scuola, sanità e servizi pubblici.

Con l’inizio del nuovo anno, quando la spinta delle piazze sembrava ormai essersi esaurita e la repressione picchiava duro, sono arrivate altre schegge di speranza, a dimostrazione che qualcosa nei mesi del “BLOCCHIAMO TUTTO” si era radicato nelle coscienze di tanti e tante: 50 mila persone a Torino a difesa di Askatasuna e degli spazi sociali, 14 milioni di voti per il NO al referendum a respingere il tentativo del governo di accentrare ulteriore potere, 300 mila persone a Roma per la manifestazione No kings, contro i re e le loro guerre.

Diteci voi, può esserci un rifiuto più chiaro, più netto, di tutto lo schifo del loro mondo?

Questo 25 Aprile ci troviamo quindi di fronte alla solita domanda di sempre: che fare ora?

Come antifasciste e antifascisti pensiamo che sia oggi più urgente che mai continuare a lottare contro questo sistema capitalista che diventa di giorno in giorno più brutale e feroce, spietato e mortifero, incompatibile con la dignità, i diritti e la vita.

Dobbiamo ribellarci al loro mondo.

Dobbiamo essere Resistenza.

Solo con la lotta al fianco di chiunque alzi la testa per rivendicare il diritto a una casa, un lavoro sicuro, un reddito che consenta di vivere dignitosamente, l’accesso a servizi pubblici di qualità, un modello di sviluppo rispettoso dell’ambiente e dei territori potremo, come antifasciste e antifascisti, costruire dal basso quella legittimità oggi negataci dall’alto, da governi fascisti che ci etichettano come criminali e terroristi.

Solo con la lotta potremo cambiare i rapporti di forza nella società e rispedire al mittente queste politiche guerrafondaie, repressive, discriminatorie e inique, volte solo a garantire interessi e profitti di pochi ricchi e potenti.

Solo con la lotta potremo riprendere in mano le nostre vite, riprenderci tutto.

Solo con la lotta potremo conquistare un mondo nuovo fatto di giustizia sociale e ambientale, autodeterminazione dei popoli, mutualismo e solidarietà internazionalista, che è poi proprio quel mondo per il quale i Partigiani e le Partigiane hanno sacrificato tutto.

Viva il 25 Aprile!

Viva la Resistenza!

Antifascist* sempre!

Proiezione: “THE COST OF GROWTH”

Ultimo appuntamento del ciclo di iniziative per rilanciare con forza anche a Carpi la campagna di azionariato popolare 𝗨𝗡’𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗖𝗢𝗡𝗧𝗥𝗢 𝗜𝗟 𝗥𝗜𝗔𝗥𝗠𝗢 del @collettivofabbricagkn

Domenica 10 maggio 𝗺𝗮𝘁𝗶𝗻𝗲́𝗲 al @aristoncinema_carpi

ore 11 𝗣𝗿𝗼𝗶𝗲𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝗱𝗼𝗰𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗮𝗿𝗶𝗼 “𝗧𝗵𝗲 𝗖𝗼𝘀𝘁 𝗼𝗳 𝗚𝗿𝗼𝘄𝘁𝗵”

C’è uno stretto legame tra il perseguimento della crescita economica e la crisi climatica in atto, l’estrattivismo, il land grabbing, i genocidi, la corsa al riarmo, le migrazioni, lo sfruttamento del lavoro.

The Cost of Growth collega le lotte locali contro l’estrattivismo in Serbia, per la democratizzazione del lavoro in Italia e contro la colonizzazione del territorio Sápmi in Norvegia, con dibattiti più ampi su giustizia, democrazia, libertà di movimento e guerre.

Cerca di rispondere alla domanda: “Per chi stiamo facendo crescere l’economia?” attraverso le voci di attivistɜ, ricercatricɜ ed espertɜ, e le esperienze di chi resiste ogni giorno a sopraffazioni e ingiustizie.

Punta ad amplificare i messaggi di lotta e resistenza che da tutta Europa si contrappongono alle false soluzioni costruendo alternative.

Per l’Italia viene portata la storia del collettivo di fabbrica ex GKN.

The Cost of Growth è un documentario che promuove consapevolezza, occasioni di approfondimento e dibattiti, ma anche solidarietà e convergenza fra i movimenti, perché è vero: “viviamo nell’ombra del mondo che potremmo avere” e, di fronte alla crisi del sistema capitalista, immaginare e costruire insieme un nuovo paradigma economico è l’unica alternativa che abbiamo.

A seguire 𝗣𝗿𝗮𝗻𝘇𝗼 𝗯𝗲𝗻𝗲𝗳𝗶𝘁 “𝘂𝗻’𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗼 𝗶𝗹 𝗿𝗶𝗮𝗿𝗺𝗼”

Il ricavato sarà devoluto a sostegno dell’azionariato popolare GKN.

𝗠𝗲𝗻𝘂’:

– Lasagne 𝘁𝗿𝗮𝗱𝗶𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗶 𝗮𝗹 𝗿𝗮𝗴𝘂’ oppure 𝘃𝗲𝗴𝗮𝗻𝗲 𝗮𝗹 𝗿𝗮𝗴𝘂’ 𝗱𝗶 𝘀𝗼𝗶𝗮

– Torta al cioccolato

– Vino e bevande incluse

Prezzo a persona: 20€

Dai 5 ai 10 anni: 10€

𝗣𝗥𝗘𝗡𝗢𝗧𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗜 𝗘𝗡𝗧𝗥𝗢 𝗚𝗜𝗢𝗩𝗘𝗗𝗜’ 𝟳 𝗠𝗔𝗚𝗚𝗜𝗢 al numero:

349.0708494 (solo whatsapp o sms)

specificando nome, numero di partecipanti e tipo di lasagne!

𝗦𝗜𝗔𝗠𝗢 𝗧𝗨𝗧𝗧* 𝗚𝗞𝗡!

#insorgiamo

25 Aprile a Carpi

🌹 ore 𝟭𝟱:𝟯𝟬 al Parco delle Rimembranze: CORTEO ANTIFASCISTA E ANTIMILITARISTA

🌹 dalle 𝟭𝟴:𝟯𝟬 cibo, birrette, socialità al Circolo Mattatoyo

🌹 dalle 𝟮𝟬:𝟬𝟬 concerti al Mattatoyo con Creampied, Thunder Bomber e POG

Per il 3° anno di fila a Carpi sentiamo l’esigenza di celebrare il 25 Aprile attualizzando i valori dell’antifascismo e ribaltando la logica della mera commemorazione e ricorrenza vuota di contenuti a cui per troppo tempo questa data è stata assoggettata in primis dalle istituzioni.

A distanza di 81 anni da quel glorioso 25 Aprile di Liberazione dal nazifascismo, scenderemo quindi di nuovo in corteo nelle strade e nelle piazze di Carpi per declinare al presente quei valori di giustizia sociale, libertà, uguaglianza e solidarietà per i quali i Partigiani e le Partigiane sacrificarono tutto.

Oggi più che mai urge 𝗥𝗜𝗕𝗘𝗟𝗟𝗔𝗥𝗦𝗜 𝗔𝗟 𝗟𝗢𝗥𝗢 𝗠𝗢𝗡𝗗𝗢.

Un mondo nelle mani dei vari Trump, Netanyahu, von der Leyen, Meloni e Salvini, dei signori della guerra, delle multinazionali del fossile, di affaristi, speculatori e padroni senza scrupoli.

Un mondo sempre più segnato da guerre, riarmo e genocidio, colonialismo e imperialismo, oppressione patriarcale e razzista, catastrofi climatiche e torsioni autoritarie.

Questa accelerazione oligarchica e di accumulazione di ricchezza senza precedenti nella storia dell’umanità – che a noi che stiamo in basso riserva solo precarietà e sfruttamento, impoverimento sociale e culturale – ci impone di prendere posizione, di parteggiare.

Di essere Partigian* del nostro tempo.

Oggi più che mai urge 𝗘𝗦𝗦𝗘𝗥𝗘 𝗥𝗘𝗦𝗜𝗦𝗧𝗘𝗡𝗭𝗔.

Per cambiare i rapporti di forza nella società e rispedire al mittente queste politiche guerrafondaie, repressive, discriminatorie e inique, volte solo a garantire interessi e profitti di pochi ricchi e potenti.

Per ribaltare questo sistema capitalista che diventa di giorno in giorno più brutale e feroce, spietato e mortifero, incompatibile con la dignità, i diritti e la vita.

Per gettare le fondamenta di un mondo nuovo fatto di giustizia sociale e ambientale, autodeterminazione dei popoli, mutualismo e solidarietà internazionalista.

Per conquistare una vita bella per tutt*.

Per riprenderci tutto.

𝗖𝗶 𝘃𝗲𝗱𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗶𝗹 𝟮𝟱 𝗔𝗽𝗿𝗶𝗹𝗲 𝗮𝗹𝗹𝗲 𝗼𝗿𝗲 𝟭𝟱:𝟯𝟬 𝗮𝗹 𝗣𝗮𝗿𝗰𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗥𝗶𝗺𝗲𝗺𝗯𝗿𝗮𝗻𝘇𝗲 per un corteo che sappia unire memoria viva, lotta intersezionale, festa e musica.

Con gioiosa determinazione, 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗼 𝗼𝗴𝗻𝗶 𝗳𝗮𝘀𝗰𝗶𝘀𝗺𝗼!

𝗩𝗶𝘃𝗮 𝗶𝗹 𝟮𝟱 𝗔𝗽𝗿𝗶𝗹𝗲!

𝗩𝗶𝘃𝗮 𝗹𝗮 𝗥𝗲𝘀𝗶𝘀𝘁𝗲𝗻𝘇𝗮!

𝗔𝗻𝘁𝗶𝗳𝗮𝘀𝗰𝗶𝘀𝘁* 𝘀𝗲𝗺𝗽𝗿𝗲!

Associazione Ekidna – Carpi Antifascista – Carpi per la giustizia climatica e socialeCircolo MattatoyoNon Una Di Meno – Carpi

Manifesto per il corteo del 25 Aprile a Carpi con ritrovo alle 15:30 in piazzale Marconi

FREE ALL ANTIFAS

  1. Budapest-Komplex

8 anni per Maja che da fine giugno ’24 è prigionier* politic* in Ungheria, 7 anni per Gabri e 2 anni con pena sospesa per Anna attualmente liber* rispettivamente in Italia e in Germania.

Il 4 febbraio si è concluso il 1° grado di giudizio del Processo di Budapest, che vede 17 antifascist* imputat* per aver contestato tra il 9 e l’11 febbraio ’23 le parate neonaziste in occasione delle “Giornate dell’onore”, durante le quali ogni anno la feccia neofascista si raduna da tutta Europa per celebrare le SS naziste e i loro collaborazionisti ungheresi che nel ‘45 fallirono nel tentativo di rompere l’assedio dell’Armata Rossa.

Nell’ambito delle contromanifestazioni tenutesi in quei giorni sono state denunciate aggressioni ad alcuni neonazisti e ciò ha scatenato immediatamente una vera e propria caccia agli antifascist* a Budapest e a livello europeo, con le autorità nazionali dei Paesi coinvolti che si sono fin da subito adoperate per eseguire i Mandati di Arresto Europei (MAE) spiccati dall’Ungheria di Orban, incarcerare preventivamente i militanti accusat* e, nel caso di Maja, spingersi fino a deportarl* illegalmente in una prigione di Budapest.

  1. Un processo politico

A Budapest sta andando in scena un processo politico: basato sulle dichiarazioni spesso inattendibili di neonazisti costantemente presenti fuori e dentro alle aule di Tribunale, contraddistinto da prove insufficienti quali video sfocati in cui risulta impossibile identificare gli antifascist*, segnato da pene spropositate e del tutto irricevibili sia per la scarsità di prove sia in relazione all’entità dei fatti, dal momento che i neonazisti aggrediti hanno subito lesioni lievi che hanno comportato pochi giorni di prognosi.

Un processo politico a militanti antifascist* celebrato in un Paese, l’Ungheria, che solo nel corso dell’ultimo anno ha vietato le parate del Pride e le manifestazioni solidali per le antifa a processo, ha dichiarato illegali le identità di genere queer e ha designato Antifa come organizzazione terroristica.

Non è certo un caso che l’accanimento repressivo e giudiziario sia particolarmente spietato nei confronti di Maja, che in quanto persona non binaria e antifascista incarna tutto ciò che un regime autocratico come quello di Orban, elevato a modello da Meloni e Salvini, odia nel profondo. Nonostante un tribunale tedesco abbia dichiarato illegittima la sua deportazione in Ungheria, da fine giugno ’24 Maja è detenut* in isolamento e in condizioni disumane a Budapest. Pretendiamo che venga immediatamente riportat* in Germania.

  1. I processi continuano

Maja ha già deciso di ricorrere in appello, il Processo di Budapest va avanti.

Il 18 febbraio in Francia si terranno nuove udienze dei processi contro le richieste di estradizione di Gino in Germania e Zaid in Ungheria.

In Germania alcun* imputat* per i fatti di Budapest sono coinvolt* anche nel processo Antifa Ost, gruppo tra l’altro designato recentemente come organizzazione terroristica dal dipartimento di stato USA. I due processi si intrecciano e nel mirino delle autorità tedesche ci sono ancora una volta le pratiche dell’antifascismo militante. Molt* compagn* sono in carcere in attesa delle sentenze e nel frattempo sono stati chiusi i profili social di Antifa Ost e i conti correnti di Soccorso Rosso.

In Italia, di Decreto in Decreto, il governo Meloni reprime il dissenso e garantisce sempre più impunità alle forze dell’ordine, nel tentativo di stroncare ogni forma di conflitto sociale. Aumenta poi vertiginosamente la recrudescenza delle misure repressive e punitive nei confronti dell’intero movimento per la liberazione della Palestina. Anan Yaeesh, partigiano palestinese, è stato condannato in 1° grado a 5 anni e 6 mesi di reclusione per l’appoggio alla Resistenza contro l’occupazione in Palestina; Mohammed Hannoun è in carcere con l’accusa di aver finanziato H4m4s sulla base di informazioni e materiali forniti dai servizi d’intelligence israeliani; Ahmad Salem incarcerato per aver invitato con un video a mobilitarsi contro il genocidio; Tarek incarcerato per aver manifestato insieme a noi e tanti altri il 5 ottobre ’24 a Roma nonostante il divieto della Questura; centinaia di compagn* in tutta Italia sono colpit* da denunce penali dal sapore della vendetta di Stato per le mobilitazioni che a settembre e ottobre hanno paralizzato il Paese a suon di blocchi e scioperi.

Pretendiamo la liberazione immediata dei prigionieri politici palestinesi nelle carceri italiane e l’assoluzione piena di tutt* i/le compagn* sotto processo.

  1. Continuare a lottare

Come antifascist* siamo chiamat* a tenere alta l’attenzione sul Processo di Budapest e sulla repressione, a moltiplicare le azioni e le iniziative volte a sostenere la cassa di solidarietà agli imputat* e a far pressione sulle istituzioni affinché siano liberat* i/le prigionier* e affinché siano respinte le richieste di estradizione verso l’Ungheria di Orban.

La cassa di solidarietà la trovate qui: https://freeallantifas.noblogs.org/cassa-di-solidarieta/

Come antifascist*, allo stesso tempo, dobbiamo continuare a lottare contro un sistema capitalista che diventa di giorno in giorno più brutale e feroce, spietato e mortifero, incompatibile con la dignità, i diritti e la vita.

Dobbiamo ribellarci al loro mondo sempre più segnato da guerre, colonialismo e imperialismo, precarietà e sfruttamento, impoverimento sociale e culturale, oppressione patriarcale e razzista, catastrofe climatica e ambientale.

Dobbiamo essere Resistenza.

Solo con la lotta al fianco di chiunque alzi la testa per rivendicare il diritto a una casa, un lavoro sicuro, un reddito che consenta di vivere dignitosamente, l’accesso a servizi pubblici di qualità, un modello di sviluppo rispettoso dell’ambiente e dei territori potremo, come antifascist*, costruire dal basso quella legittimità oggi negataci dall’alto.

Solo con la lotta potremo cambiare i rapporti di forza nella società, rispedire al mittente queste politiche guerrafondaie, repressive e discriminatorie volte a garantire interessi e profitti di pochi ricchi e potenti, conquistare migliori condizioni di vita per tutt*.

I fascisti e i loro lacchè nelle fogne della storia, noi sopra.

DA CARPI A BUDAPEST, FREE ALL ANTIFAS!

Viva il 25 Aprile!

🌹 Che dire, 𝗶𝗹 𝟮𝟱 𝗔𝗽𝗿𝗶𝗹𝗲 𝗮 𝗖𝗮𝗿𝗽𝗶 𝗶𝗹 𝗰𝗼𝗿𝘁𝗲𝗼 𝗱𝗲𝗹 𝗽𝗼𝗺𝗲𝗿𝗶𝗴𝗴𝗶𝗼 𝗲̀ 𝘀𝘁𝗮𝘁𝗼 𝘂𝗻 𝗾𝘂𝗮𝗹𝗰𝗼𝘀𝗮 𝗱𝗶 𝗽𝗼𝘁𝗲𝗻𝘁𝗶𝘀𝘀𝗶𝗺𝗼 ❤️‍🔥
Nel testo di lancio scrivevamo come da anni diverse realtà diffuse sul territorio e individualità che hanno l’antifascismo nel DNA e lo declinano in modi differenti sentissero la necessità di celebrare la festa della Liberazione dal nazifascismo attualizzandola e riportandola al proprio ruolo, da semplice commemorazione o vuota ricorrenza a momento di memoria viva e lotta intersezionale.
Così è successo che per la 1° volta nella storia il 25 Aprile a Carpi 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗱𝗶 𝟭𝟬𝟬 𝗽𝗲𝗿𝘀𝗼𝗻𝗲 hanno dato vita a un corteo gioioso e determinato che, oltre a rendere giustamente onore alla memoria dei Partigiani e delle Partigiane, ha visto la lotta dell3 student3 che rivendicano spazi di confronto, partecipazione attiva, autonomia e indipendenza nelle scuole camminare al fianco della lotta contro la repressione di Stato nei confronti di lavorator*, student*, militanti dei movimenti ambientalisti, antifascisti e antirazzisti.
Un corteo in cui la lotta transfemminista contro la violenza di genere e per l’abbattimento della cultura e del sistema patriarcale ha camminato al fianco della lotta anticoloniale per la liberazione della Palestina dal fiume al mare e per la liberazione di tutti gli oppressi del mondo.
Un corteo che ha ribadito come nel 2024 ci sia ancora bisogno di Resistenza, di 𝘂𝗻𝗮 𝗡𝘂𝗼𝘃𝗮 𝗥𝗲𝘀𝗶𝘀𝘁𝗲𝗻𝘇𝗮, perché quel mondo nuovo senza sfruttati né sfruttatori, senza oppressi né oppressori per il quale i Partigiani e le Partigiane sacrificarono tutto è ancora lì, tutto da conquistare.
Con la consapevolezza che la possibilità di riprenderci un futuro di giustizia, libertà e pace che ci viene negato passa tutta dalla nostra capacità di unire i puntini, di convergere per insorgere.
Per citare un certo B. Brecht “𝗹𝗮 𝘀𝗲𝗺𝗽𝗹𝗶𝗰𝗶𝘁𝗮̀, 𝗰𝗵𝗲 𝗲̀ 𝗱𝗶𝗳𝗳𝗶𝗰𝗶𝗹𝗲 𝗮 𝗳𝗮𝗿𝘀𝗶”.
Una giornata ricca di emozioni fortissime con i canti del coro I Violenti Piovaschi in apertura, la musica dei carichissimi e instancabili Creampied che ci ha accompagnato per tutto il corteo (3 ore di live sono già storia!), il coinvolgente concerto acustico dei FREELOVERS in chiusura.
Poi la deposizione di fiori al cippo dedicato a Mirco Medici, operaio e Partigiano 22 enne caduto in combattimento il 22 Aprile 1945 per la liberazione di Carpi.
La prima azione di guerriglia odonomastica nella storia della nostra città, con la re-intitolazione preventiva del parco Norma Cossetto alle Vittime del colonialismo italiano, a segnare l’incompatibilità con un intero Consiglio Comunale che presta il fianco alla propaganda neofascista riscrivendo la storia, mettendo i Partigiani sullo stesso piano dei fascisti e alimentando la retorica degli “italiani brava gente” con la rimozione dalle coscienze dei crimini compiuti appunto dal colonialismo italiano.
E ancora: gli abbracci, i balli, i sorrisi complici tra compagn*, i fumogeni rossi, le manovre del carro, la signora araba che sventola dalla finestra la bandiera palestinese per poi decidere poco dopo di unirsi con tutta la famiglia al corteo, il grido “Palestina libera” in italiano e in arabo che dalle strade coinvolge le persone affacciatesi dal balcone incuriosite.
È difficile descrivere a parole le molteplici emozioni di questa giornata meravigliosa…
Una giornata che non può che riempire i nostri cuori di gioia e orgoglio genuinamente antifascista.
Una giornata che non può che darci la consapevolezza di essere 𝗱𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗽𝗮𝗿𝘁𝗲 𝗴𝗶𝘂𝘀𝘁𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝘀𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮.
Con gioiosa determinazione, contro ogni fascismo!
𝗩𝗶𝘃𝗮 𝗶𝗹 𝟮𝟱 𝗔𝗽𝗿𝗶𝗹𝗲!
𝗩𝗶𝘃𝗮 𝗹𝗮 𝗥𝗲𝘀𝗶𝘀𝘁𝗲𝗻𝘇𝗮!
𝗔𝗻𝘁𝗶𝗳𝗮𝘀𝗰𝗶𝘀𝘁* 𝘀𝗲𝗺𝗽𝗿𝗲!
❤️🖤✊🏼🌹

PROSPETTIVE DI RESISTENZA DALLA PALESTINA

🇵🇸 Ieri al Circolo Mattatoyo una bellissima iniziativa di approfondimento sulla Palestina grazie a tre super relatori che hanno portato tanti spunti di riflessione.
Grazie a Fausto dei Giuristi Democratici che ha messo in luce come Israele, violando sistematicamente il diritto internazionale e rivendicandosi senza alcun imbarazzo tali violazioni, costituisca un pericolo reale per la democrazia qui e ora, soprattutto dal momento in cui viene elevato dai governi occidentali a modello di democrazia da esportare.
Grazie a Mariam dei Giovani Palestinesi Modena-Reggio che ha ricordato come il movimento di liberazione della Palestina debba essere inserito all’interno della lotta anticoloniale che riguarda tutti gli oppressi del mondo; l’importanza di prendere parte attiva nel movimento di liberazione, a partire dalle mobilitazioni nelle università, di piazza e al fianco di Anan Yaeesh e gli altri palestinesi incarcerati in Italia con l’accusa di terrorismo. La Resistenza non si processa, si pratica e si rivendica!
Grazie a Flavio che si è offerto di moderare il dibattito e ha arricchito l’iniziativa con la preziosa documentazione multimediale elaborata negli anni dalla redazione di Alkemia Laboratori Multimediali.
Un grazie speciale a chi ha partecipato.
Verso il 25 Aprile… 🌹
La lotta continua! ✊🏽
𝗙𝗥𝗘𝗘 𝗣𝗔𝗟𝗘𝗦𝗧𝗜𝗡𝗘! 🇵🇸

CORTEO 25 APRILE // ContronarrAzioni antifasciste per una nuova Resistenza

Ore 15, Parco della Resistenza -Carpi-
Concerti itineranti!
Quest’anno abbiamo deciso di soddisfare una necessità che a Carpi si avverte da anni.
Diverse realtà diffuse sul territorio e individualità che hanno l’antifascismo nel loro DNA e lo declinano in modi differenti scenderanno in strada, non solo per celebrare il 25 Aprile, ma anche per attualizzarlo riportandolo al proprio ruolo, da semplice commemorazione o vuota ricorrenza a momento di lotta condivisa e intersezionale.
Una giornata che possa ospitare le istanze e le pratiche di chi vive l’antifascismo quotidianamente.
𝗖𝗼𝗻𝘁𝗿𝗼 𝗿𝗲𝘃𝗶𝘀𝗶𝗼𝗻𝗶𝘀𝗺𝗼 𝘀𝘁𝗼𝗿𝗶𝗰𝗼 𝗲 𝗺𝗲𝗺𝗼𝗿𝗶𝗮 𝗰𝗼𝗻𝗱𝗶𝘃𝗶𝘀𝗮, 𝗣𝗔𝗥𝗧𝗜𝗚𝗜𝗔𝗡* 𝗦𝗘𝗠𝗣𝗥𝗘
Sono anni ormai che la politica istituzionale tutta non perde occasione per promuovere una pacificazione mai avvenuta, funzionale esclusivamente alla legittimazione e al radicamento culturale dell’estrema destra.
Lentamente ed inesorabilmente si tenta di modificare la storia equiparando fascisti e antifascisti, tra una giornata del ricordo e un parco intitolato a Norma Cossetto.
Sappiamo bene che il fascismo non è finito nel ’45 ma si è annidato nei centri nevralgici dello stato, auto-assolvendosi per la sua storia macchiata di sangue fatta di colonialismo e stragi, di cui troviamo traccia quotidianamente in uno stato autoritario e repressivo.
𝗖𝗼𝗻𝘁𝗿𝗼 𝗹𝗮 𝗿𝗲𝗽𝗿𝗲𝘀𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗹𝗼𝘁𝘁𝗮 𝗔𝗻𝘁𝗶𝗳𝗮𝘀𝗰𝗶𝘀𝘁𝗮 𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗹𝗼𝘁𝘁𝗲 𝘀𝗼𝗰𝗶𝗮𝗹𝗶, 𝗟𝗜𝗕𝗘𝗥* 𝗧𝗨𝗧𝗧*
Da sempre la repressione di Stato si abbatte su chiunque alzi la testa per esprimere dissenso nei confronti di un sistema che produce ingiustizie, discriminazione e sfruttamento.
Negli anni aumenta sempre più la recrudescenza delle misure contro studenti e lavoratori, antifascisti e ambientalisti impegnati quotidianamente nelle lotte, che si ritrovano incarcerati o coinvolti in processi con pesanti capi d’accusa.
Siamo complici e solidali con Ilaria Salis e tutti i ricercati o arrestati per i fatti di Budapest, con chiunque subisca l’urto della repressione.
L’antifascismo non si arresta e non si processa.
𝗖𝗼𝗻𝘁𝗿𝗼 𝗶𝗹 𝗴𝗲𝗻𝗼𝗰𝗶𝗱𝗶𝗼 𝗲 𝗶𝗹 𝗰𝗼𝗹𝗼𝗻𝗶𝗮𝗹𝗶𝘀𝗺𝗼 𝘀𝗶𝗼𝗻𝗶𝘀𝘁𝗮, 𝗣𝗔𝗟𝗘𝗦𝗧𝗜𝗡𝗔 𝗟𝗜𝗕𝗘𝗥𝗔
I venti di guerra che agitano il mondo in questi anni trovano massima espressione nello sterminio del popolo palestinese da parte dello stato illegittimo di Israele che, col supporto economico, militare e politico delle potenze occidentali, ne occupa le terre e mette in atto quello che si rivela un genocidio a tutti gli effetti.
Vogliamo ribadire la nostra vicinanza e il nostro sostegno alla Resistenza palestinese e, allo stesso modo, la ferma condanna ad ogni colonialismo e militarismo.
Non esistono guerre giuste, tantomeno eserciti buoni.
𝗖𝗼𝗻𝘁𝗿𝗼 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗴𝗿𝗮𝗹𝗶𝘀𝗺𝗼 𝗰𝗮𝘁𝘁𝗼𝗹𝗶𝗰𝗼 𝗲 𝘃𝗶𝗼𝗹𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗽𝗮𝘁𝗿𝗶𝗮𝗿𝗰𝗮𝗹𝗲, 𝗟𝗢𝗧𝗧𝗔 𝗧𝗥𝗔𝗡𝗦𝗙𝗘𝗠𝗠𝗜𝗡𝗜𝗦𝗧𝗔
Sull’antiabortismo, sulla demonizzazione delle soggettività LGBTQIA+ e sull’imposizione della famiglia tradizionale con la donna relegata al ruolo di angelo del focolare avviene la saldatura tra integralisti cattolici e neofascisti, che nell’imporre il proprio credo godono di influenza e potere presso le istituzioni.
La violenza di genere, fenomeno endemico di questa società, è in crescita costante; politiche scellerate di governi non solo di estrema destra indeboliscono ogni forma di contrasto, legittimando la mentalità patriarcale.
Lottiamo per una trasformazione radicale della società che punti all’inclusione, alla parità dei diritti, alla libertà dei corpi e delle esistenze.
𝗖𝗼𝗻𝘁𝗿𝗼 𝗱𝗶𝘀𝗰𝗶𝗽𝗹𝗶𝗻𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗲 𝗺𝗲𝗿𝗰𝗶𝗳𝗶𝗰𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗻𝗲𝗹𝗹𝗮 𝘀𝗼𝗰𝗶𝗲𝘁𝗮̀ 𝗲 𝗻𝗲𝗹𝗹𝗲 𝘀𝗰𝘂𝗼𝗹𝗲, 𝗖𝗢𝗦𝗧𝗥𝗨𝗜𝗔𝗠𝗢 𝗦𝗣𝗔𝗭𝗜 𝗗𝗜 𝗣𝗔𝗥𝗧𝗘𝗖𝗜𝗣𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘
Le scuole si trasformano sempre di più in centri di addestramento funzionali al mondo dell’industria; sono sempre meno luoghi di formazione del pensiero critico, di crescita personale e collettiva.
Allo stesso modo i luoghi di cultura liberi da logiche di profitto vengono osteggiati dall’imprenditoria, che tende per sua natura a mercificare qualunque cosa.
Vogliamo una società in cui cultura e socialità siano liberi e alla portata di tutti. Sosteniamo e costruiamo spazi di condivisione e libertà.
Memoria storica, lavoro ed ecologismo, transfemminismo, antimilitarismo e internazionalismo devono avere come fondamento gli ideali antifascisti, i quali grazie alle lotte sopravvivono e si proiettano nel futuro.
Crediamo sia sempre più necessaria una convergenza delle lotte per riprenderci un futuro di pace e giustizia sociale che ci viene negato.
Con gioiosa determinazione ci riprendiamo le strade, in una giornata che a Carpi per troppo tempo è stata ridotta a sola commemorazione e svuotata di significato, con la ferrea volontà di dare voce e corpo ad una nuova Resistenza.

NON è FINITA!

💥 Ieri abbiamo riempito le strade di Carpi di musica e antifascismo come non succedeva da tempo in città.
Un corteo ampio, festoso e pieno di contenuti.
Ringraziamo di nuovo tutti i compagni e le compagne che, anche da lontano, sono giuntə per dare il loro supporto.
In un periodo storico particolarmente difficile, in cui i diritti e le lotte sociali sono sotto attacco, rivendichiamo con forza la composizione eterogenea che si è riversata per le strade.
Riteniamo indispensabile ora più che mai riappropriarsi degli spazi pubblici. Organizzarsi in maniera collettiva, convergere, battersi per un mondo più giusto, più equo, libero dallo sfruttamento e dall’oppressione capitalista e patriarcale.

📣 NON È FINITA!
L’ANTIFASCISMO NON SI ARRESTA!
Domenica 20 Novembre vi aspettiamo tuttə al circolo Arci Arcobaleno di S.Croce per il pranzo benefit per le spese legali ancora da sostenere!

l'antifascismo non si arresta!

l'antifascismo non si arresta!

l'antifascismo non si arresta! l'antifascismo non si arresta!

IL SAGGIO INDICA REPRESSIONE, LO STOLTO GUARDA I RAVE

Da anni sottolineiamo la deriva autoritaria dello Stato e non ci coglie di sorpresa l’ennesimo decreto securitario, questa volta firmato dal governo Meloni.
Dai decreti Minniti-Orlando ai decreti Salvini passando per i mai abrogati articoli TULPS (residuati giuridici di epoca fascista) ogni governo in carica si è adoperato per diminuire le libertà civili e democratiche usando ogni volta, con l’aiuto dei media, facili spauracchi di distrazione di massa.
Nel maldestro tentativo di coprire decreti che vanno a ledere i diritti di tutti e tutte si additano i “mostri” di turno: ieri erano i migranti, oggi sono i raver.
Leggi che immancabilmente andranno poi a colpire non solo gli spauracchi di cui sopra ma chiunque lotti per un mondo radicalmente diverso, più giusto, più pulito, più equo, libero dallo sfruttamento e dall’oppressione capitalista, razzista e patriarcale.

⚫ Centinaia, migliaia, di compagn* in Italia sono già investit* da processi o condanne per essersi opposti a manifestazioni d’odio razziale, omofobo e sessista, per aver lottato a difesa del posto di lavoro o aver rivendicato salari dignitosi e condizioni lavorative umane e non schiavistiche, per essersi mobilitati contro quell’abominio dell’alternanza scuola-lavoro o a difesa dell’ambiente, della natura e dei territori.
Con questo ennesimo decreto di stampo repressivo le cose non potranno che peggiorare ulteriormente.

🔴 Urge avviare un percorso di convergenza intersezionale volto alla costruzione di un ampio fronte comune di lotta contro la repressione e all’apertura di spazi di cooperazione tra le Nuove Resistenze radicate sui territori.
Ne va della forza e incisività delle lotte sociali e della lotta contro il fascismo che, ovunque e sotto qualunque veste si presenti, è oggi come ieri il nemico.
𝗣𝗘𝗥 𝗤𝗨𝗘𝗦𝗧𝗢, 𝗣𝗘𝗥 𝗔𝗟𝗧𝗥𝗢, 𝗣𝗘𝗥 𝗧𝗨𝗧𝗧𝗢!

Il 12 novembre scenderemo per le strade di Carpi per ricordare che NON È FINITA!

L’ANTIFASCISMO NON SI ARRESTA!

manifestlo corteo 2022

CHIUSO IL PROCESSO, MA NON E’ FINITA!

Ultimi aggiornamenti sul processo ai/alle 26 antifascistə che nel 2017 contestarono un presidio di Forza Nuova a Carpi:
– innanzitutto, lo scorso 4 agosto è scaduto il termine entro il quale la Procura di Modena avrebbe potuto aprire un nuovo processo in relazione ai reati di adunata sediziosa armata con lo scopo di sovvertire l’ordine pubblico (art. 655 del Codice Penale), grida sediziose (art. 20 TULPS), ecc. Reati che, con la sentenza di primo grado del 16 luglio 2021, il giudice del Tribunale di Modena aveva ritenuto sussistenti a carico di tutti gli imputati e per i quali aveva quindi chiesto alla Procura di procedere appunto entro tale termine ormai scaduto.
– inoltre, lo scorso 30 agosto la Corte di Appello di Bologna ha ritenuto l’ammissibilità del ricorso e annullato la condanna in primo grado nei confronti del compagno accusato del reato di porto d’armi per aver impugnato un moschettone come deterrente di fronte all’aggressione dei forzanovisti.
Possiamo quindi considerare definitivamente chiusa la vicenda processuale avviatasi nel 2018 con l’opposizione a 26 decreti penali di condanna per manifestazione non autorizzata.
❗Un processo che da varie fonti è stato etichettato in maniera semplicistica e superficiale “il processo a Bella Ciao”.
Un’etichetta che ridimensiona e banalizza un caso giudiziario senza precedenti nella nostra città (ma non nuovo a livello nazionale) che è stato, nei fatti, un vero e proprio attacco repressivo nei confronti di tutto l’antifascismo militante carpigiano, che dal suo canto ha risposto compatto con una grande mobilitazione solidale lunga più di 4 anni.
NON E’ FINITA‼️

La battaglia in tribunale è conclusa ma rimangono da sostenere le ingenti spese processuali relative all’appello. Spese che, come fatto in tutti questi anni, saranno sostenute dall’ampia rete solidale costruitasi negli anni intorno a chi nel 2017 contestó i neofascisti.
Rivendichiamo con forza le varie manifestazioni che hanno portato centinaia di persone lungo le piazze e le vie del centro, le iniziative e i benefit per raccogliere fondi a supporto dei compagni e delle compagne a processo.
Nessunə è stato lasciatə e sarà mai lasciatə solə davanti alla repressione di Stato che tutela e protegge fascismo, sfruttamento, razzismo, sessismo e xenofobia.
Repressione di Stato che colpisce quotidianamente compagni e compagne in tutta Italia nel silenzio o con il beneplacito anche di quelle istituzioni che si dipingono come ultimo baluardo democratico ma che poi, alla prova dei fatti, non fanno altro che alimentare questo meccanismo repressivo che punta a spaventare, dividere, delegittimare e demonizzare tutto ciò che si muove autonomamente dal basso.
La conclusione è sempre la stessa e non ci stancheremo mai di ribadirla: l’Antifascismo non si arresta! L’Antifascismo non si processa! A Carpi come altrove.

La solidarietà, la mobilitazione e la lotta sono le uniche armi a nostra disposizione e dobbiamo usarle.

Invitiamo quindi tutti e tutte a tenersi vigili, attivə e a sostenere in ogni modo possibile le decine di compagni e compagne in prima linea.
Ogni attacco, ogni sopruso, ogni tentativo di infiltrazione neofascista ci troverà prontə, compattə e unitə.
No pasarán!