CORTEO 25 APRILE // ContronarrAzioni antifasciste per una nuova Resistenza

Ore 15, Parco della Resistenza -Carpi-
Concerti itineranti!
Quest’anno abbiamo deciso di soddisfare una necessità che a Carpi si avverte da anni.
Diverse realtà diffuse sul territorio e individualità che hanno l’antifascismo nel loro DNA e lo declinano in modi differenti scenderanno in strada, non solo per celebrare il 25 Aprile, ma anche per attualizzarlo riportandolo al proprio ruolo, da semplice commemorazione o vuota ricorrenza a momento di lotta condivisa e intersezionale.
Una giornata che possa ospitare le istanze e le pratiche di chi vive l’antifascismo quotidianamente.
𝗖𝗼𝗻𝘁𝗿𝗼 𝗿𝗲𝘃𝗶𝘀𝗶𝗼𝗻𝗶𝘀𝗺𝗼 𝘀𝘁𝗼𝗿𝗶𝗰𝗼 𝗲 𝗺𝗲𝗺𝗼𝗿𝗶𝗮 𝗰𝗼𝗻𝗱𝗶𝘃𝗶𝘀𝗮, 𝗣𝗔𝗥𝗧𝗜𝗚𝗜𝗔𝗡* 𝗦𝗘𝗠𝗣𝗥𝗘
Sono anni ormai che la politica istituzionale tutta non perde occasione per promuovere una pacificazione mai avvenuta, funzionale esclusivamente alla legittimazione e al radicamento culturale dell’estrema destra.
Lentamente ed inesorabilmente si tenta di modificare la storia equiparando fascisti e antifascisti, tra una giornata del ricordo e un parco intitolato a Norma Cossetto.
Sappiamo bene che il fascismo non è finito nel ’45 ma si è annidato nei centri nevralgici dello stato, auto-assolvendosi per la sua storia macchiata di sangue fatta di colonialismo e stragi, di cui troviamo traccia quotidianamente in uno stato autoritario e repressivo.
𝗖𝗼𝗻𝘁𝗿𝗼 𝗹𝗮 𝗿𝗲𝗽𝗿𝗲𝘀𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗹𝗼𝘁𝘁𝗮 𝗔𝗻𝘁𝗶𝗳𝗮𝘀𝗰𝗶𝘀𝘁𝗮 𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗹𝗼𝘁𝘁𝗲 𝘀𝗼𝗰𝗶𝗮𝗹𝗶, 𝗟𝗜𝗕𝗘𝗥* 𝗧𝗨𝗧𝗧*
Da sempre la repressione di Stato si abbatte su chiunque alzi la testa per esprimere dissenso nei confronti di un sistema che produce ingiustizie, discriminazione e sfruttamento.
Negli anni aumenta sempre più la recrudescenza delle misure contro studenti e lavoratori, antifascisti e ambientalisti impegnati quotidianamente nelle lotte, che si ritrovano incarcerati o coinvolti in processi con pesanti capi d’accusa.
Siamo complici e solidali con Ilaria Salis e tutti i ricercati o arrestati per i fatti di Budapest, con chiunque subisca l’urto della repressione.
L’antifascismo non si arresta e non si processa.
𝗖𝗼𝗻𝘁𝗿𝗼 𝗶𝗹 𝗴𝗲𝗻𝗼𝗰𝗶𝗱𝗶𝗼 𝗲 𝗶𝗹 𝗰𝗼𝗹𝗼𝗻𝗶𝗮𝗹𝗶𝘀𝗺𝗼 𝘀𝗶𝗼𝗻𝗶𝘀𝘁𝗮, 𝗣𝗔𝗟𝗘𝗦𝗧𝗜𝗡𝗔 𝗟𝗜𝗕𝗘𝗥𝗔
I venti di guerra che agitano il mondo in questi anni trovano massima espressione nello sterminio del popolo palestinese da parte dello stato illegittimo di Israele che, col supporto economico, militare e politico delle potenze occidentali, ne occupa le terre e mette in atto quello che si rivela un genocidio a tutti gli effetti.
Vogliamo ribadire la nostra vicinanza e il nostro sostegno alla Resistenza palestinese e, allo stesso modo, la ferma condanna ad ogni colonialismo e militarismo.
Non esistono guerre giuste, tantomeno eserciti buoni.
𝗖𝗼𝗻𝘁𝗿𝗼 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗴𝗿𝗮𝗹𝗶𝘀𝗺𝗼 𝗰𝗮𝘁𝘁𝗼𝗹𝗶𝗰𝗼 𝗲 𝘃𝗶𝗼𝗹𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗽𝗮𝘁𝗿𝗶𝗮𝗿𝗰𝗮𝗹𝗲, 𝗟𝗢𝗧𝗧𝗔 𝗧𝗥𝗔𝗡𝗦𝗙𝗘𝗠𝗠𝗜𝗡𝗜𝗦𝗧𝗔
Sull’antiabortismo, sulla demonizzazione delle soggettività LGBTQIA+ e sull’imposizione della famiglia tradizionale con la donna relegata al ruolo di angelo del focolare avviene la saldatura tra integralisti cattolici e neofascisti, che nell’imporre il proprio credo godono di influenza e potere presso le istituzioni.
La violenza di genere, fenomeno endemico di questa società, è in crescita costante; politiche scellerate di governi non solo di estrema destra indeboliscono ogni forma di contrasto, legittimando la mentalità patriarcale.
Lottiamo per una trasformazione radicale della società che punti all’inclusione, alla parità dei diritti, alla libertà dei corpi e delle esistenze.
𝗖𝗼𝗻𝘁𝗿𝗼 𝗱𝗶𝘀𝗰𝗶𝗽𝗹𝗶𝗻𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗲 𝗺𝗲𝗿𝗰𝗶𝗳𝗶𝗰𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗻𝗲𝗹𝗹𝗮 𝘀𝗼𝗰𝗶𝗲𝘁𝗮̀ 𝗲 𝗻𝗲𝗹𝗹𝗲 𝘀𝗰𝘂𝗼𝗹𝗲, 𝗖𝗢𝗦𝗧𝗥𝗨𝗜𝗔𝗠𝗢 𝗦𝗣𝗔𝗭𝗜 𝗗𝗜 𝗣𝗔𝗥𝗧𝗘𝗖𝗜𝗣𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘
Le scuole si trasformano sempre di più in centri di addestramento funzionali al mondo dell’industria; sono sempre meno luoghi di formazione del pensiero critico, di crescita personale e collettiva.
Allo stesso modo i luoghi di cultura liberi da logiche di profitto vengono osteggiati dall’imprenditoria, che tende per sua natura a mercificare qualunque cosa.
Vogliamo una società in cui cultura e socialità siano liberi e alla portata di tutti. Sosteniamo e costruiamo spazi di condivisione e libertà.
Memoria storica, lavoro ed ecologismo, transfemminismo, antimilitarismo e internazionalismo devono avere come fondamento gli ideali antifascisti, i quali grazie alle lotte sopravvivono e si proiettano nel futuro.
Crediamo sia sempre più necessaria una convergenza delle lotte per riprenderci un futuro di pace e giustizia sociale che ci viene negato.
Con gioiosa determinazione ci riprendiamo le strade, in una giornata che a Carpi per troppo tempo è stata ridotta a sola commemorazione e svuotata di significato, con la ferrea volontà di dare voce e corpo ad una nuova Resistenza.

 Appello alla mobilitazione il 17 Aprile 2021  

Carpi Antifascista aderisce all’appello alla mobilitazione lanciato dall’asseblea #lantifascismononsiarresta.

Sabato 17 Aprile alle ore 16.00 Presidio in piazza a Carpi

Di seguito il testo dell’appello:


REPRESSIONE PERMANENTE? AZIONE RESISTENTE! 

Appello alla mobilitazione il 17 Aprile 2021 

A Carpi 26 antifascistə che nel 2017 contestarono pacificamente un presidio di Forza Nuova sono  investitə da un processo che vedrà la sentenza di primo grado il 23 Aprile, col rischio concreto di  essere condannatə dal Tribunale di Modena per aver intonato canti della Resistenza in una riunione  pubblica non autorizzata. Da questa vicenda sono scaturite domande e riflessioni all’interno della rete solidale costruitasi  negli anni intorno a chi quella sera si mobilitò spontaneamente per dimostrare il proprio dissenso  verso la presenza sgradita ed estranea in città di un’organizzazione neofascista e razzista.  Questo processo politico si inserisce in un quadro repressivo molto più ampio volto a criminalizzare  le pratiche dell’antifascismo militante e di quei movimenti che si oppongono allo stato di cose  presente, a delegittimare chiunque osi mettere in discussione un sistema che produce enormi  ingiustizie e disuguaglianze sociali, guerre e miseria, devastazione ambientale e migrazioni forzate,  sdoganamento del fascismo e del razzismo.
Un processo politico che fa emergere tutte le contraddizioni di un’Italia repubblicana che, se da una  parte ha cercato di tagliare i ponti con il suo passato fascista, dotandosi di una Costituzione che  poggia le basi sugli insegnamenti di quella tragica esperienza, sugli ideali e sui valori della  Resistenza e della lotta di Liberazione dal nazifascismo, dall’altra parte si ritrova ancora in corpo  capisaldi e radici di quel passato, visibili e tangibili in un Testo Unico delle Leggi di Pubblica  Sicurezza (TULPS) e in un Codice Penale in cui permangono misure repressive ereditate  rispettivamente dal regio decreto del 1931 e dal Codice Rocco di epoca fascista, nonostante le  numerose modifiche apportate sia attraverso riforme parziali da parte del Parlamento sia mediante  pronunce di illegittimità da parte della Corte Costituzionale.
Una piaga che puntualmente si riapre nel momento in cui ci sia da reprimere chi si mobiliti dal  basso, in modo spontaneo o autorganizzato, contro ogni ingiustizia e contro ogni forma di  discriminazione.
Pensiamo ai maxi processi e alle accuse di “pericolosità sociale” che investono i lavoratori e le  lavoratrici in lotta contro sfruttamento, paghe da fame, turni massacranti e precarietà o le generose  militanti che si oppongono a grandi opere inutili e imposte che devastano natura e territori  compromettendo salute e futuro di chi li abita.
Pensiamo alle accuse di “adunata sediziosa” o “devastazione e saccheggio” che pendono come una  spada di Damocle sulle teste di coloro che, dal G8 di Genova del 2001 in poi, partecipino a proteste  di piazza o di coloro che non siano disposti a rimanere indifferenti di fronte a becere manifestazioni  d’odio razziale e xenofobo, omofobo e sessista, spesso inscenate da gruppi o partiti dichiaratamente  neofascisti con il beneplacito di Questure e Prefetture.

Con l’applicazione delle vecchie leggi fasciste ancora in vigore e dei Decreti Sicurezza di Minniti e  Salvini, mai modificati nelle parti relative alla limitazione del diritto di manifestare e delle libertà  sindacali, nelle ultime settimane stiamo assistendo a un’ulteriore recrudescenza della repressione,  con uno stillicidio quotidiano di provvedimenti cautelari e punitivi ai danni di coloro che si  oppongono a politiche sempre meno rispettose dei diritti e della dignità di noi tuttə, che ci  consegnano una democrazia svuotata di contenuti e riempita di autoritarismo.
Centinaia e centinaia di processi imbastiti su giudizi politici ancora prima che penali. Centinaia e  centinaia di processi politici in cui compagne e compagni sono processatə e condannatə NON per  quello che abbiano eventualmente fatto ma per quello che sono (antifascistə e antirazzistə,  lavoratori in lotta per rivendicare i propri diritti, militanti in prima linea contro la devastazione  dell’ambiente e lo sperpero di risorse pubbliche) e per quello che rappresentano (i valori  dell’antifascismo, di giustizia sociale e ambientale, libertà e uguaglianza).
Siamo dell’idea che sia oggi più che mai necessario riconquistare lo spazio pubblico, uno spazio  reale, per chiedere con forza e determinazione:

  • l’assoluzione di tutte e tutti coloro sotto processo per reati d’opinione, reati politici o sociali;
  •  la cancellazione degli articoli del TULPS, del Codice Penale e dei Decreti Sicurezza usati per  reprimere il diritto al dissenso e le libertà sindacali, a partire dai residuati giuridici del regio  decreto del 1931 e del Codice Rocco di epoca fascista;
  •  la fine dell’accanimento giudiziario nei confronti di chi si batte per un mondo radicalmente  diverso, più giusto, più equo, libero dallo sfruttamento e dall’oppressione.

Sulla base di queste rivendicazioni, lanciamo una prima giornata di mobilitazione con un presidio in  piazza a Carpi sabato 17 Aprile.

In considerazione della fase pandemica che stiamo attraversando e delle limitazioni agli spostamenti  tra Regioni e/o Comuni, proponiamo a quelle realtà territoriali impossibilitate a partecipare che  vivano sulla propria pelle l’urto della repressione o che abbiano a cuore queste tematiche di  mobilitarsi a loro volta nelle piazze e nelle strade delle rispettive città, ciascuna con le proprie  modalità e con i propri contenuti.
Avanziamo questa proposta con la massima umiltà, assumendoci fin da ora l’impegno a fare in  modo che la data del 17 Aprile diventi solo una tappa di un percorso volto alla costruzione di un  ampio fronte comune di lotta contro la repressione e all’apertura di spazi di cooperazione tra le  Nuove Resistenze allo stato di cose presente radicate sui territori.
Ne va della forza e incisività delle lotte sociali e della lotta contro il fascismo che, ovunque e sotto  qualunque veste si presenti, è oggi come ieri il nemico.

Per info e adesioni: lantifascismononsiarresta[at]gmail.com

Assemblea #lantifascismononsiarresta

Il processo agli antifascistə di Carpi

La sera del 4 agosto 2017, a Carpi si tiene una manifestazione autorizzata di Forza Nuova davanti a  una palazzina che di lì a poco avrebbe ospitato alcuni richiedenti asilo. Decine e decine di cittadinə  si mobilitano spontaneamente per dimostrare il proprio dissenso nei confronti di quell’azione  ritenuta intimidatoria e squadrista e verso la presenza sgradita ed estranea in città di  un’organizzazione neofascista e razzista. Recatisi sul luogo del presidio, lanciano slogan e intonano  canti della Resistenza fino alla partenza dei militanti di Forza Nuova, giunti da tutta la regione,  scortati dalla polizia.
A distanza di 9 mesi, a ben 26 tra le decine di persone che quella sera avevano contestato i  forzanovisti sono recapitati dal Tribunale di Modena decreti penali di condanna “inaudita altera  parte”, ovvero condanne in assenza delle parti e senza processo, per manifestazione non autorizzata.  La scelta delle 26 persone coinvolte di opporsi ai decreti penali di condanna ha portato all’apertura  di un processo che vedrà la sentenza di primo grado il 23 Aprile. Il rischio concreto è che il  Tribunale confermi le condanne emesse nel 2018 tramite decreti penali in base al comma 3  dell’articolo 18 del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza (TULPS), legge emanata con  regio decreto nel 1931 durante il regime fascista in un quadro di generale repressione del dissenso.  Questo comma punisce chi “prenda parola” – o, secondo l’interpretazione della Procura di Modena,  chi intoni canti della Resistenza – come se fosse l’organizzatore di una riunione pubblica non  autorizzata.

Per maggiori informazioni sulla vicenda rimandiamo alla petizione lanciata su Change.org:  http://chng.it/TrKRyFJ2Pg