A Carpi, come moltƏ sapranno, è in atto un processo politico per screditare e criminalizzare l’antifascismo militante.
Il processo ai/alle 26 antifascistƏ per i fatti del 4 agosto 2017 non è un processo a “Bella Ciao” o al diritto o meno di cantarla, ma è un processo, appunto, alle pratiche dell’antifascismo militante: dalle mobilitazioni dal basso, spontanee o autorganizzate, contro ogni ingiustizia e contro ogni forma di discriminazione, all’enorme solidarietà che gli/le antifascistƏ hanno dimostrato e stanno dimostrando di saper usare come arma potente contro i maldestri tentativi di repressione da parte della magistratura.
Un processo che si inserisce in una strategia repressiva più ampia che ha il duplice intento di sdoganare l’estrema destra come referente politico e, allo stesso tempo, delegittimare l’antifascismo spontaneo e alle volte genuinamente disorganizzato che non rientri nelle linee guida istituzionali.
Un antifascismo istituzionale che, ammesso che esista ancora, troppe volte è stato miope o cieco di fronte all’avanzare delle destre e che ha lasciato vuoti o voragini e sfilacciato una rete antifascista che ora, invece, andrebbe più salda che mai. Vuoti o voragini riempiti con impegno e sudore da tantƏ compagnƏ che si sono messƏ in prima linea, ognunƏ con le proprie modalità, ad argine della marea nera che rischia di travolgerci tuttƏ.
Una strategia più ampia, dicevamo, che va oltre il processo ai/alle 26 compagnƏ attualmente alla sbarra e che si interseca per forza di cose con l’arresto e la multa al compagno Umbertino, reo di aver contestato Salvini affiggendo uno striscione nel maggio 2019, passa attraverso le ingerenze neofasciste in consiglio comunale e nel dibattito pubblico cittadino, le concessioni di Questura e Prefettura (che a cuor leggero autorizzano manifestazioni neofasciste perfino sotto abitazioni private, legittimando, di fatto, lo squadrismo fascista) e altri mille episodi, sbocciati in tutta Italia, di quotidiano conferimento di agibilità politica e spazi pubblici ai neofascisti.
Si sta cercando di ostracizzare un antifascismo contemporaneo, che cerca di andare oltre (senza dimenticare mai) l’antifascismo storico, che cerca di attualizzare e declinare al presente le lotte, gli ideali e i valori della Resistenza.
È dunque importante riportare al centro del dibattito il quadro generale, oltre che puntare i riflettori sulle più svariate modalità in cui l’antifascismo può trovare espressione. Senza la presunzione di giungere per forza a una sintesi condivisa in toto da tuttƏ gli/le antifascistƏ, ma, cosa fondamentale, senza prendere le distanze, colpevolizzare o criminalizzare modi, anche molto diversi tra loro, di affrontare il problema.
È per questo che fin da subito ci siamo schieratƏ, senza se e senza ma, a supporto delle compagne e dei compagni colpitƏ da questa ignobile strategia repressiva e così faremo fino alla completa assoluzione di tutte e tutti.
L’antifascismo non si arresta!

